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Effetto #FRU19. Day 1

Chiariamo subito una cosa, l’essere in #postfru significa che, da qualche parte, ben nascosto, c’è un timer di 365 giorni, ed è partito da poco, molto poco.

FRU, una parola a cui tengo molto, ma spiegare cosa essa rappresenti è molto difficile, quasi quanto la vela di un windsurf.

Quello appena concluso, a Roma, era il mio quarto Festival, e, tranne il fatto che mi sento un pelo vecchio, rispetto ai baldi giovani che, ogni anno, conquistano città con il loro sorriso e la loro energia, ogni FRU ha lasciato tracce indelebili nella mia memoria.

Potrei citare le bevute fatte insieme all’Olandese Volante a Milano, nel 2015, o l’emozione provata nello scoprire di essere fra i primi 8 finalisti dello Speaker Challenge a Napoli, nel 2016.

Nel 2018, a Cagliari, devo confessare di averci lasciato il cuore: arrivare al secondo posto nel contest, fare incontri che ti entrano sotto la pelle, l’aver vissuto dei momenti memorabili, che siano essi andare dal kebabbaro alle 5 del mattino, o le discussioni filosoficamente elevate avute con i miei compagni di stanza, il Tinka e il Klapo (no, non siamo stati segnalati alle autorità, tranquilli).

Ma ora devo parlare di Roma, il FRU più vicino a casa.

I primi che ho rincontrato sono stati i ragazzi di Genova, grazie ai quali, sono riuscito a fare una colazione raffinata, composta da caffè, cornetto e 2 Gin Lemon. Insomma, un inizio FRU pieno di classe, brio ed eleganza.

Che altro dire? Ho rivisto tanti amici, ne ho conosciuti di altri, ed ognuno di loro è stato, e sarà, un pezzetto della vera essenza di questa manifestazione.

Ho chiuso in maniera definitiva con lo Speaker Challenge, e l’ho fatto nel modo più bello… presentandolo!

Infine, senza dilungarmi troppo, volevo dire che, finché ci sarà una cucina, con delle sedie occupate da amici, alle 6 del mattino, e scambi culturali tipo “Vedi che c’è del succo d’arancia in frigo” “E che ci devo fare?” “Eh, piglialo!”, io ci sarò, sempre!

In parole povere, io partecipo al FRU perché, per me, non è una festa, o un evento, ma è la consapevolezza che, oltre a te, ci sia un meraviglioso gruppo di ragazzi che condivide la tua passione, e puoi pensare a loro, o a tutti quegli episodi vissuti con loro, quando, una volta tornato a casa, ti metterai seduto, da solo, dietro al microfono, a cercare di strappare un sorriso, la merce più rara al giorno d’oggi, a chi ti sta ascoltando in quel momento.

FRU, una parentesi di vita in cui può accadere di tutto, e chissà quante storie d’amore hanno visto quelle quattro mura. Già, amore…  che sia esso per la radio, o per una ragazza, resta comunque un sentimento nobile, un moderno oppio, del quale non puoi davvero fare a meno.

Citando De Sica, non so se mi sono capito, con queste mie parole, ma io, da buon Professore, ci tengo a questa “classe” di ragazzi e ragazze, che, ogni anno, riesce a mandarmi a casa con una lacrima velata, grazie alle loro storie, alla loro passione, e alle risate sincere vissute insieme.

Voglio chiudere questo mio piccolo scritto con un bellissimo aforisma di Eleanor Roosevelt, per rendere meglio ciò che provo:

“Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore.”

Al prossimo FRU, Bimbi!!!

Simone “Il Prof” Montanari
Ex studente universitario di Lingue Straniere all’Università degli studi della Tuscia di Viterbo.
Ho girovagato il mondo, in lungo e largo, come animatore turistico, per poi gettare l’ancora in Patria, litigando con l’informatica, da buon tecnico.
Creatore, conduttore e regista del programma Lo Strillone, nel quale, dal 2013, cerco di strappare una risata agli ascoltatori. Semplicemente innamorato delle donne e della radio, dato che penso che siano le uniche due fonti di emozioni pure.
Entrato nel mondo Raduni nel 2015, grazie all’allora Subway Web Radio, mi sono collezionato altre 3 presenze, ovvero nel 2016 – Napoli, 2018 – Cagliari e 2019 – Roma, e state tranquilli, resterò con voi ancora a lung