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No Borders, alla scoperta dei 27 / Paesi Bassi

Secondo un detto della provincia del Flevoland, Dio ha creato la Terra, ma gli Olandesi hanno creato l’Olanda. Considerando che più di un quinto della popolazione vive al di sotto del livello del mare, non si può di certo negare l’industriosità e la tenacità degli olandesi. Non da meno la loro influenza nel panorama europeo, che vede i Paesi Bassi indirizzare importanti decisioni all’interno dell’UE.

Una precisazione terminologica è dovuta: l’Olanda propriamente detta consiste soltanto di una piccola parte del territorio dei Paesi Bassi europei, due province su dodici per la precisione. Anche se in tutto il mondo è comune riferirsi all’intero paese come “Olanda”, da quasi due anni il governo ha ufficialmente stabilito il titolo legittimo di “Paesi Bassi” alla nazione. Tanto meglio per evitare la confusione dei turisti.

Dall’indipendenza all’esplorazione

La Repubblica Olandese sorse di fatto nel 1588 nel pieno delle rivolte olandesi contro l’allora re Filippo II di Spagna. Questa prima Repubblica, detta anche delle Sette Provincie Unite, comprendeva soltanto la parte settentrionale dei Paesi Bassi odierni.

Figura chiave nelle rivolte fu Guglielmo I d’Orange, in omaggio del quale alcuni agricoltori diedero la tipica colorazione arancione delle carote tramite una curiosa combinazione di sementi. Perfino la bandiera è stata per molto tempo arancione-bianca-blu richiamando i colori dello stendardo del Principe, poi sostituita con la combinazione rosso-bianco-blu.

L’unificazione con l’altra metà meridionale fu possibile soltanto dal 1815 col tramonto delle guerre napoleoniche, comprendendo anche buona parte del Belgio per un breve lasso di tempo. 

Storicamente popolo di grandi esploratori, la scoperta di vasti territori nell’Antartico, in Oceania e la fondazione di Nuova Amsterdam, primo nucleo dell’attuale New York, sono solo alcuni risultati importanti della loro espansione.

La loro Compagnie mercantile delle Indie Occidentali e Orientali e la creazione della Borsa di Amsterdam nel 1602, la più antica al mondo, sanciscono anche una grande tradizione commerciale e mercantile. 

La convivenza con l’acqua

I Paesi Bassi europei hanno un’estensione territoriale di 41545 km2 rendendolo uno dei più piccoli Stati membri dell’UE.

Tuttavia, allo stesso tempo è uno dei più densamente popolati a livello mondiale: 414 persone/km2 (2021) – il che è sorprendente in un territorio con una lunghissima e complicata gestione dell’acqua proveniente dal Mare del Nord, documentata fin dall’epoca romana.

Già nel XIV secolo venivano conquistati lembi di terra al mare con lo scopo di creare nuove zone abitabili, fino alla più recente opera per il contenimento di future inondazioni, il cosiddetto Piano Delta.

Ed è proprio da questa esigenza che canali, argini e mulini a vento sono arrivati a costellare il panorama di questo Paese in maniera inconfondibile insieme ai loro fiori, grazie ai quali i Paesi Bassi vantano più del 50% della quota del mercato globale di questo bene profumato.

Politica e istituzioni

I Paesi Bassi sono una monarchia costituzionale.

L’attuale Re Guglielmo Alessandro (dal 2013) è il Capo di Stato, la più alta carica del governo, e svolge incarichi perlopiù istituzionali.

Il Regno dei Paesi Bassi è costituito formalmente da quattro nazioni costitutive, ovvero i Paesi Bassi europei e i tre Stati caraibici di Aruba, Curaçao e Sint Maarten, retaggio del passato coloniale olandese.

Il potere legislativo è detenuto da un Parlamento bicamerale: la Prima Camera è eletta per via indiretta mentre la Seconda viene eletta a suffragio universale.

Mark Rutte del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD) è il primo ministro dal 2010 e che nel suo quarto mandato (dal 10 gennaio prossimo) guiderà un governo con una coalizione di quattro partiti: oltre al VVD, Democratici 66, l’Appello Cristiano Democratico (CDA) e l’Unione cristiana. In questo governo 14 ministri su 29 saranno donne. 

I Paesi Bassi e l’UE

Nel secondo dopoguerra, i Paesi Bassi da un lato assistettero alla fine del loro dominio coloniale con l’autonomia dell’Indonesia, delle Antille olandesi e del Suriname, dall’altro intrapresero rapporti più stretti con i Paesi europei circostanti.

Infatti, nel 1951 i paesi del Benelux (Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) aderirono alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio (ECSC) e sempre in quegli anni alle più importanti organizzazioni europee di recente formazione (OECE, CEE, Euratom). 

I Paesi Bassi furono quindi attivi in una politica europea integrata fin dal principio: ne è un importante esempio Sicco Mansholt, ex ministro olandese nominato Commissario europea per l’Agricoltura nel ’58, il quale contribuì significativamente allo sviluppo di una politica agricola europea comune particolarmente vantaggiosa per i Paesi Bassi che sono tra i maggiori esportatori di prodotti agricoli al mondo. 

Inoltre è a Maastricht che nel 1992 gli allora dodici Stati membri firmarono il trattato che pose le basi per la nascita dell’Unione europea. Il lavoro dell’ex ministro Hans van den Broek, l’allora Commissario per le relazioni esterne, fu fondamentale nella stesura del trattato stesso che include un punto rivoluzionario: l’Unione monetaria economica (EMU). 

In ambito economico, i Paesi Bassi hanno spesso ribadito una posizione volta al contenimento del bilancio europeo. Questa volontà ha avuto particolare risonanza negli ultimi anni, specialmente nel 2020 con la creazione del fondo economico di ripresa Next Generation EU. Da questo atteggiamento si può spiegare l’espressione mediatica di frugal four in cui rientrano oltre che ai Paesi Bassi anche Austria, Svezia e Danimarca per le simili posizioni in materia economica.

Tra intolleranza ed euroscetticismo

Nel 2020 i Paesi Bassi sono risultati noni al mondo secondo l’indice di democrazia valutato annualmente dal The Economist. Questo dato non stupisce se si tiene conto della lunga tradizione di tolleranza sociale e di politiche liberali. Oltre il 20% della popolazione è di provenienza estera, specie dalle ex-colonie olandesi, e a Rotterdam più del 50% dei residenti ha almeno un genitore di origine non-olandese. 

Anche dal punto di vista religioso il 46% della popolazione si dice credente (Statistics Netherlands, 2019); coesistono cristiani cattolici e protestanti, musulmani e in misura minore buddisti, induisti ed ebrei. Ancora più peculiare della grossa fetta di non credenti (54%) è forse il cosiddetto “ietsismo” (dall’olandese iets, “qualcosa”), una sorta di fede senza religione in un “qualcosa” che trascende il mondo materiale.

Anche se non mancano forze euroscettiche e anti-immigrazione ad aver riscosso un certo consenso, come è il caso del Partito della Libertà fondato da Geert Wilders, i Paesi Bassi rimangono un modello di democrazia e l’influenza di questo Stato nell’Unione non può che rafforzare i valori che la caratterizzano.

Alekandar Djonovic