No Borders, alla scoperta dei 27 / Francia

Visto dall’esterno è il paese del Louvre, della Tour Eiffel, della Costa Azzurra, delle magliette a righe e delle baguette sotto braccio. Ma, oltre al paese dello Champagne e dei croissants, delle grandi stiliste di moda e dei profumi, è sin dai primi anni tra i protagonisti dell’Unione Europea, centrale nelle dinamiche tra i sei della Piccola Europa. Insomma è il paese che ha fatto, e continua a fare, il bello e il cattivo tempo nell’UE: la Francia.

Si tratta dello Stato più grande dell’Unione Europea. Il suo territorio ha una superficie di 633.186,6 km². Ma se detiene il primato per estensione territoriale, per popolazione arriva seconda, dietro alla storica rivale sul continente, la Germania, e oggi conta 67.439.599 milioni di abitanti. Il suo territorio continentale è chiamato anche Hexagone, Esagono, per via dei suoi confini, che ricordano proprio la forma di un esagono.

Ed è incredibile come persino questo soprannome sia esemplare dei rapporti della Francia con il resto del continente: da simbolo della perdita della regione dell’Alsazia-Lorena nel 1870 con la feroce guerra franco-prussiana, a semplificazione pedagogica utilizzata sulle carte geografiche scolastiche, il termine Esagono divenne ancor più diffuso dopo il 1960, quando con la decolonizzazione la Francia venne ridotta alla sua dimensione europea. Oggi, con un po’ di fortuna, si può ritrovare l’esagono sulle monete francesi da uno e due euro, dove incornicia un albero e il motto nazionale.

Ma il territorio francese comprende anche diversi territori d’oltremare. Parigi ne controlla ancora oggi diversi e ha  una presenza in tutti gli oceani del mondo, fatta eccezione per quello Artico. In questi luoghi vige lo statuto speciale:  il Capo di Stato, per esempio, è il Presidente della Repubblica Costituzionale Francese. E, anche se lontani sono considerati parte dell’UE, con status di regione ultraperiferica.

Francia, tra istituzioni e storia

La Francia è una Repubblica semipresidenziale. Il Presidente viene eletto direttamente dai cittadini. Poi a sua volta nomina il primo ministro a capo del governo. Invece il Parlamento è diviso in Assemblea Nazionale e Senato. Pensate che la Camera francese ha una delle storie più significative per la politica moderna: venne istituito con la Rivoluzione Francese.

Quel periodo storico costituisce ancora oggi un’eredità cruciale per il Paese.
Infatti, i quattro simboli della Repubblica contemporanea sono tutti figli dei moti rivoluzionari di fine Settecento: la bandiera blu, bianca e rossa, dove il bianco, simbolo del potere monarchico, si trova stretto tra i colori dei rivoluzionari, che erano anche quelli della città di Parigi, dove iniziarono le rivolte; l’inno nazionale, la Marsigliese; Marianne, la giovane con il cappello frigio che è allegoria della Repubblica, e della devise, il motto del Paese, i valori fondanti, che sintetizzano la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo elaborata nel 1789 e che oggi sono esposti in tutte le scuole e in tutti palazzi del potere pubblico. Il motto “Liberté, Égalité, Fraternité”, per capirci.

La Costituzione della Quinta Repubblica – che dal 4 ottobre 1958 regola la vita politica del Paese – è stata invece approvata dall’acclamato generale Charles de Gaulle, protagonista della resistenza contro il nazismo e poi primo Presidente della Quinta Repubblica francese. Dopo di lui, altri sette uomini, mai una donna, sono stati eletti alla guida del Paese. Capo è Emmanuel Macron, eletto con La République En Marche il 7 maggio 2017. A 39 anni è il più giovane presidente della storia della Francia. Macron si presenterà nuovamente alle elezioni del 10 aprile 2022. 

Chi però pensa alla storia della Francia ha soprattutto un’immagine in mente: non l’epoca Carolingia, non il Sacro Romano Impero nell’800, i Borbone, ma l’ascesa di Napoleone, un vero terremoto per tutta l’Europa. Anche nell’Unione di oggi Parigi ha sempre svolto un ruolo da protagonista. Spesso, per sua sola volontà, il progetto ha potuto progredire, o è dovuto rallentare. L’idea stessa di una Comunità Europea del carbone e dell’acciaio è figlia dell’intellettuale Jean Monnet e del politico Robert Schuman, due francesi. 

Il potere della Francia nella Piccola Europa dei sei, quella dei primi anni, è stato evidente da subito, anche in negativo. Per esempio il voto contrario alla Comunità Europea di difesa nel 1954 fece naufragare un progetto appoggiato dagli altri cinque. Per la sede ufficiale del Parlamento della Comunità Economica Europea si scelse Strasburgo, città francese al confine con la Germania, vista come simbolo della riconciliazione tra Francia e Germania, che proprio per il corridoio di terra dell’Alsazia-Lorena, ricco di materie prime e industrie, si erano scontrate ferocemente per decenni.

Fino al 1969, è stato l’uomo forte francese, il Presidente Charles de Gaulle a guidare i destini europei. Immaginava una Comunità intergovernativa e non sovranazionale e si oppose per ben due volte all’entrata del Regno Unito nella Comunità. Scatenando i malumori degli altri riuscì persino ad imporre gli interessi francesi rispetto alle modifiche al sistema di voto del Consiglio e al finanziamento della problematica politica agricola comune, e lo fece ritirando i rappresentanti francesi dalle istituzioni, nel periodo detto della sedia vuota

Il suo intervento è stato però fondamentale per la pace con la Germania di Adenauer: la firma del trattato dell’Eliseo il 22 gennaio 1963 segnò la fine della contrapposizione secolare tra le due potenze e l’inizio dell’asse franco-tedesco alla guida del progetto. L’asse divenne il punto di equilibrio del processo di integrazione.

E oggi?

Nel presente  Macron crede in un’Unione Europea forte e si è sempre detto a favore di una continuazione dell’integrazione europea.

Ha lavorato per rinsaldare il rapporto con Berlino e con la cancelliera tedesca Angela Merkel, e al tramonto di quest’era ha portato a compimento la firma, il 26 novembre 2021, dell’importante Trattato del Quirinale con l’Italia, un accordo bilaterale di cooperazione. Per Macron, che dal 1° gennaio 2022 assumerà la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea per sei mesi, significa consolidare la sua leadership a Bruxelles.

Il Presidente, però, dovrà affrontare le prossime elezioni e il futuro della Francia, e dell’Unione Europea, che come abbiamo visto ne dipende, è, ça va sans dire, tutt’altro che già scritto. 

Emma Borin