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Cyberbullismo: il pericolo degli anni 10

Al Giffoni film Festival la polizia postale incontra i ragazzi della Masterclass +13

Nel 2019 internet è ormai parte integrante della nostra vita, pubblichiamo di tutto: pensieri, idee, foto e video e sono proprio questi ultimi elementi ad essere i più insidiosi sulle nuove generazioni.

Il fenomeno del cyberbullismo è una delle piaghe dei nostri tempi ed anzi è probabilmente una delle più gravi, perché colpisce direttamente una delle fasce più deboli della popolazione: i minori. Una foto inviata ad una persona con leggerezza può avere conseguenze tragiche: è il caso della 15enne Amanda Todd morta suicida nel 2012 a seguito di una condivisione massiccia di una sua foto a seno nudo inviata al suo ragazzo e condivisa sui social dallo stesso. Amanda e la sua famiglia furono costretti a cambiare città ma la situazione era sempre la stessa: ovunque lei andasse, in qualsiasi scuola, la sua fama e la sua storia arrivavano prima di lei trasportando insulti e minacce di morte. Un giorno, dopo aver pubblicato un video in cui tramite dei fogli spiegava la sua storia annuncia l’imminente suicidio che avvenne il 10 ottobre dell’anno 2012.

L’Italia purtroppo non è immune a questa piega.
Negli ultimi anni infatti ci sono stati suicidi causati da offese e ingiurie nate o alimentate dai social. Uno dei casi più emblematici è senza dubbio quello di Andrea Spezzacatena, noto alla triste cronaca come “Il ragazzo dai pantaloni rosa”. La sua è una storia che unisce bullismo “tradizionale” e cyberbullismo. Andrea un giorno si presenta a scuola con dei pantaloni colorati di rosa, un colore derivato da un lavaggio sbagliato. Chiunque si sarebbe arrabbiato con la mamma per un simile errore ma non Andrea, lui ci ride su e li indossa lo stesso quasi divertito. All’arrivo a scuola non avrebbe immaginato che quel capo di abbigliamento sarebbe stato al centro di battute omofobe, di prese in giro e addirittura di una pagina Facebook chiamata “Il Ragazzo coi pantaloni rosa” dove Andrea era il bersaglio di ingiurie e infamie. Il 20 novembre del 2012, ad un mese circa dal suicidio oltreoceano di Amanda Todd, Andrea decide che l’unico modo per far finire quel suo supplizio sua suicidarsi. La madre in seguito dirà che durante una chiacchierata con il migliore amico di suo figlio il ragazzino dirà “Ah, ma Andrea me lo aveva detto che voleva uccidersi ma pensavo scherzasse.”

Queste due storie ci danno due insegnamenti: il primo è ovviamente quello di non divulgare le proprie foto in nessun modo, purtroppo non si sa mai come e da chi verranno usate, un altro pericolo è infatti quello di account fake usati da pedofili; l’altro è quello di avere il coraggio di chiedere aiuto, di confidarsi con una persona adulta di fiducia sia essa un famigliare o un insegnante.

Trovare il coraggio di aprirsi al mondo è il primo passo verso la vittoria, è il primo passo per sconfiggere paura e bullismo di ogni tipo.

Luigi Argenio