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Harajuku

Lungometraggio di Eirik Svensson tra Oslo, Tokyo e l’animo dell’attrice protagonista

Harajuku è un quartiere vicino l’omonima stazione di Tokyo, rinomato per la sua coloratissima street art e le stravaganti tendenze giovanili. Harajuku è anche il titolo del lungometraggio diretto da Eirik Svensson (ascolta l’intervista QUI), per la seconda volta al Giffoni Film Festival nella sezione film in concorso Generator +16. Eppure, il film non è ambientato a Tokyo, ma a Oslo.

“L’idea mi è venuta quando stavo girando il film per il mio diploma. Mi sono ritrovato alla stazione centrale di Oslo dove ho incontrato una ragazza con i capelli biondo platino la quale dopo un po’ mi confessò che, a breve, avrebbe incontrato il padre per la prima volta. La ragazza era con un gruppo di amici e studiavano giapponese” dichiara il regista.

Harajuku è la storia di Vilde, interpretata dalla giovanissima Ines Høysæter Asserson, una ragazza dai capelli colorati che viene conoscenza della morte della madre il giorno prima di Natale. È costretta così a contattare suo padre, che non ha mai incontrato. Per questo, tra ansie e paure, proverà a lasciare tutto con un biglietto di sola andata per Tokyo.

Grattacieli e luci a neon fanno da sfondo ad un viavai tipico di una stazione: un ambiente che sicuramente brulica di vitalità, frenesia e confusione, un’analogia precisa con lo stato mentale della protagonista. Tutto accade in una notte, tutto si concentra in un arco di tempo limitato ma ben costruito, con uno sguardo attento alla cultura giapponese e al suo ambiente, alternando scene di anime ad immagini reali, con un montaggio di impatto e degli effetti sonori che ricreano quella esplosione di vita tipica di Harajuku. 

È stato difficile scegliere l’attrice che avrebbe poi interpretato Vilde. Svensson confessa che, nonostante Ines avesse solo 15 anni quando è stato girato il film, è riuscito a trovare in lei un’intuizione, una sensibilità e un’empatia che rispecchiavano alla perfezione lo stato d’animo della protagonista.

“Non vi nascondo che ho pianto più di una volta dopo aver girato alcune scene, come dopo quella in ospedale o in hotel. Però, subito dopo, sono andata da Eirik che mi ha abbracciato. Ecco sono circondata da fantastiche persone, ho in un certo senso una rete di sicurezza a cui aggrapparmi” afferma l’attrice. 

Harajuku si è confermato un film in concorso profondo, che è riuscito a stuzzicare la curiosità dei giurati, creando un dibattito interessante e pieno di riflessioni, anche molto personali.

Miriam Russo