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La parola ai… Legal Thriller

Siamo in un’aula di tribunale.
Il tenente Kaffee, da poco avvocato della marina militare, sta incalzando il colonnello Jessup e, nonostante le obiezioni da parte del difensore, chiede forsennatamente se il codice rosso è partito proprio dal colonnello. “Io voglio la verità!” esclama Kaffee. “Tu non puoi reggere la verità!” risponde a tono Jessup. E inizia a pronunciare uno dei monologhi più celebri del cinema, ammettendo di aver ordinato il codice rosso e di essere quindi responsabile della morte del soldato Santiago. 

Siamo a Guantanamo e abbiamo appena assistito all’intensa e pluri-citata scena finale di Codice d’onore, il legal thriller del 1992 in cui recitano Jack Nicholson (colonnello Jessup) e Tom Cruise (il tenente Kaffee).

Quando parliamo di legal thriller, o thriller giudiziario, che cosa intendiamo?

Si tratta, come suggerisce il termine, di un sottogenere del thriller e prevede quasi sempre un mistero o un’indagine su un omicidio da risolvere. Tuttavia, esistono delle varianti, poiché i film giudiziari possono appartenere al genere più drammatico o d’inchiesta, come vedremo in esempi successivi. Il legal thriller è un film ambientato principalmente in un’aula di tribunale, in cui giocano un ruolo fondamentale avvocati, giudici, giuria, imputati, testimoni, ovvero tutto il mondo giudiziario in generale. La trama ruota attorno al crimine commesso e si intreccia al sistema giuridico in cui si svolge il processo. Il protagonista è solitamente un avvocato il cui cliente è quasi sempre innocente, ma occhio a non cadere nell’inganno!

Il processo è ricco di colpi di scena o difficoltà da superare e i momenti più emozionanti sono quelli in cui vengono chiamati a deporre i protagonisti. Ci si può commuovere, ci si può infastidire oppure stupire. Niente è come sembra.

Da Perry Mason a Big Eyes

Questo sottogenere del thriller ha origine negli Stati Uniti d’America, ecco perchè non vedremo tanto spesso aule di tribunale italiane o spagnole. Il sistema giuridico americano si presta maggiormente alla scrittura cinematografica. Erle Stanley Gardner viene considerato il padre di questo genere, lo scrittore di romanzi gialli che ha dato vita al celebre personaggio di Perry Mason, l’avvocato protagonista del telefilm degli anni ‘60. Anche se le prime trasposizioni cinematografiche risalgono addirittura agli anni Trenta. 

Troviamo infatti già negli anni Venti i primi film legal thriller. Da La passione di Giovanna D’Arco di Carl Theodor Dreyer (1928) facciamo un salto negli anni ‘40 con Il caso Paradine di Alfred Hitchcock (1947). Degli anni Cinquanta ricordiamo La parola ai giurati di Sidney Lumet (1957). Negli anni Sessanta abbiamo Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan (1962), tratto dall’omonimo romanzo di Harper Lee, e Un uomo per tutte le stagioni di Fred Zinnemann (1966), uno dei film più di successo del genere. 

Sono sicuramente gli anni Novanta a dare una spinta al legal thriller: oltre al già menzionato Codice d’onore, Il rapporto Pelican di Alan J. Pakula (1993), Il momento di uccidere di Joel Schumacher (1996) e Schegge di paura di Gregory Hoblit (1996), per fare alcuni esempi. Tra i più recenti The Judge di David Dobkin (2014) e Big Eyes di Tim Burton (2014).

Il fascino dei legal thriller

Alcuni personaggi di questo genere cinematografico ci fanno dubitare della verità fino alla fine. È il caso, per esempio, di The Lincoln Lawyer (2011), in cui Matthew McConaughey interpreta un eccentrico avvocato che lavora letteralmente “sulla strada” girando con la macchina a caccia di clienti. Un giorno un ricco ragazzo gli chiede di essere difeso dall’accusa di omicidio e dietro quella che sembra una persona per bene si nasconde una vita parallela e oscura.

Il fascino dei legal thriller deriva proprio dall’ambiguità dei suoi protagonisti. Un caso esemplare è quello di Edward Norton nel famoso Schegge di paura (1996), in cui un timido chierichetto viene identificato come unico possibile assassino di un prete e sarà Richard Gere, nei panni del suo avvocato, a tentare di scagionarlo. Talvolta, invece, sono i nostri pregiudizi a confonderci: ne La giusta causa (1995), in cui Sean Connery tenta di difendere un ragazzo di colore accusato forse ingiustamente, siamo talmente immersi nella vicenda che dimentichiamo di osservare i fatti. 

Altre volte i legal thriller cercano di sensibilizzare lo spettatore su temi delicati: ne L’uomo della pioggia (1997) Matt Damon è un giovane avvocato che, insieme a Danny De Vito, difende un ragazzo malato di leucemia contro l’assicurazione sanitaria che non vuole pagargli le cure; Il momento di uccidere (1996) è invece un film ambientato nell’America del Sud, in cui Matthew McConaughey insieme a Sandra Bullock combattono contro una società chiusa e razzista per salvare la vita a un uomo di colore che si è vendicato dopo lo stupro della figlia; casi simili di stupro e abusi sono presenti in Sleepers (1996), pellicola per cuori forti, che narra la triste vicenda di un gruppo di ragazzini finiti in un riformatorio. Molti anni dopo, uno di loro (Brad Pitt) diventato avvocato cercherà di montare un processo fasullo per incarcerare i poliziotti aguzzini del riformatorio.

Il sistema giudiziario americano è l’altro grande protagonista dei legal thriller. Ne Il caso Thomas Crawford (2007) un imputato decide di difendersi da solo facendosi beffa della legge e delle sue contraddizioni. Nell’aula di tribunale un memorabile scontro tra Anthony Hopkins e Ryan Gosling. Volgendo lo sguardo al passato troviamo un classico del genere: La parola ai giurati (1957), che dimostra l’importante compito della giuria chiamata a decidere le sorti di ogni singolo processo, in alcuni casi facilmente influenzabile ma, a volte, sorprendentemente giusta. 

Molto più di un thriller

Non bisogna tuttavia soffermarsi alla prima definizione di “thriller giudiziario”. Il mondo della legge può rivivere anche in pellicole di altri generi, assumendo le caratteristiche di un horror come nel caso de L’esorcismo di Emily Rose (2005) e de L’avvocato del diavolo (1997).  Oppure può portare alla luce tematiche sociali profonde come in Mi chiamo Sam (2001)o nel famoso Philadelphia (1993). Infine, può raccontare fatti realmente accaduti e celebrare la tenacia dei suoi protagonisti come in Erin Brockovich (2000). Non dimentichiamo che nella rosa di candidati agli Oscar come miglior film quest’anno è presente The trial of Chicago 7 (2020), che si svolge quasi interamente nell’aula di un tribunale e racconta la storia vera di un gruppo di attivisti contro la guerra in Vietnam e il loro coinvolgimento negli scontri di Chicago del 1968. 

Se ancora oggi siamo affascinati dalle cause, dai processi, dal mondo della legge è forse perché speriamo che ogni vicenda si concluda per il meglio e che trionfi la giustizia. Non sempre è così, ce lo insegna la realtà, ma noi ci speriamo fino alla fine.

Silvia Taracchini