Perché Bastardi senza gloria è il miglior film di Tarantino

François Truffaut diceva che il cinema doveva parlare di se stesso, ma anche della realtà.  E Inglourious Basterds (Bastardi senza gloria) di Quentin Tarantino ne è un esempio emblematico. La pellicola del 2009 presenta le tipiche impronte del regista (almeno le più evidenti): suddivisione in capitoli (come abbiamo visto in Pulp Fiction e Kill Bill), assenza di un protagonista univoco, importanza del dialogo e suspense hitchcockiana.

Tarantino è noto per i suoi film logorroici che a volte penalizzano la struttura ottima su cui poggia la trama. Il cinema è soprattutto visione, sentir parlare senza freni i personaggi diventa pesante e rallenta il ritmo. A volte sembra quasi che Tarantino si sforzi di far parlare ogni personaggio ad oltranza, solo per mantenere questo suo stile. A volte, invece, funziona con successo. I dialoghi di Bastardi senza gloria (QUI il trailer), infatti, sono coerenti, ma soprattutto contestualizzati e dosati al millilitro per essere funzionali alla costruzione della suspense.

Tarantino, maestro moderno della suspense

Per quanto riguarda la costruzione della tensione, potremmo dire che Tarantino è un maestro moderno della suspense. Per capire meglio il perché, analizziamo la parte iniziale del film, in cui il generale nazista Hans Landa  sta interrogando un contadino sospettato di nascondere degli ebrei. Come il resto della pellicola, anche questa scena è ricchissima di dialoghi che ti tengono sulle spine. Ogni battuta è estremamente ricca di sottotesto. Innanzitutto si insinua il dubbio nello spettatore sulla veridicità di quello che sta accadendo (il contadino sta mentendo o dicendo la verità?). Dopodiché notiamo che tutto quello che si dicono i personaggi si riferisce ad altro: viene usato un parallelismo tra scoiattoli e ratti (entrambi roditori) per parlare di tedeschi e ebrei (entrambe “apparentemente” persone). 

Quindi, prima il generale Landa setta la posta in gioco, sottolineando per metafore le conseguenze di ospitare “ratti”. Poi, mette abilmente l’avversario con le spalle al muro, attraverso un silenzio ricco di significato e accompagnato da sguardi eloquenti (grazie ad una regia abilissima). Una volta che l’esca è stata lanciata, allo spettatore viene fornita un’informazione in più: gli viene rivelato se effettivamente il contadino sta nascondendo qualcuno. A questo punto, qualunque cosa dirà il contadino sarà determinante: perché se mente, sappiamo che ci potrebbero essere conseguenze; se dice la verità, significa che si è arreso al nemico, consegnando anche chi stava nascondendo. 

Tuttavia, Tarantino non ha inventato nulla di tutto ciò, ma ‘cita’ sempre il grande maestro del brivido Alfred Hitchcock. Come già detto, dosando le informazioni tra personaggi e spettatore si crea una chimica letteralmente esplosiva.

Tra realtà e cinema

Citare un pilastro del cinema è già metacomunicare. Il cinema parla di sé, ma lo fa anche in un altro brillante modo: l’anteprima del film nazista Orgoglio della nazione. Questo particolare capitolo è assai interessante perché Bastardi senza gloria è basato su fatti ucronici diversi dalla storia effettiva. Tarantino costruisce un mondo tutto suo e in ciò è stato definito quasi amorale e non eticamente corretto. Egli gioca con la shoah, sulla fine degli ebrei e di Hitler: avvenimenti che hanno traumatizzato e segnato un secolo.

Tarantino, nel suo modo di cambiare i fatti non dimentica il dramma dello sterminio, ma anzi lo ricorda e lo sottolinea con forza. Il fatto che il colpo di scena finale, la morte di Hitler, si compia dentro un cinema per opera di un’ebrea rappresenta il cinema stesso che si fa vendicatore della Storia. Il desiderio così forte di una vendetta spietata nei confronti dei nazisti (con il rito dello scalpo ad esempio) all’interno dell’universo narrativo tarantiniano è giustificato, così come la morte ‘sbagliata’ di Hitler. Il contenuto non può essere estrapolato come un fatto storico capace di vivere autonomamente: nella forma narrativa curata dal regista, nella storia per come l’ha costruita, egli aveva il diritto di uccidere il suo Hitler e non quello storico. E così fa.

Tarantino, per tutto il film, ci dice che non vuole dimenticare gli orrori che sono stati commessi in passato. Si potrebbe anche dire che abbia scelto di sottolineare la vicenda di un solo sottoposto nazista in quanto, di fatto, erano loro che nella pratica concreta andavano a scontrarsi con la deportazione e lo sterminio del popolo ebraico, rendendola una dolorosa realtà. Utilizza Hans Landa come capro espiatorio di una più vasta generazione nazista, rendendolo il più cattivo e spietato possibile, risultato della somma di tutte le atrocità compiute in nome di ideali sbagliati.

In questo film ci sono tutti gli ingredienti per renderlo un vero cult del cinema. Dalla misurazione dei dialoghi, all’originalità narrativa fino alla bravura degli attori e alla struttura narrativa solida. A detta di chi scrive, questo è probabilmente il miglior film di Quentin Tarantino.

Denise Maria Paulis