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Transcendence: la coscienza 2.0

Nel 2014 Wally Pfister passa dalla fotografia alla macchina da presa con Transcendence, il suo primo lavoro come regista. Il film ha Christopher Nolan tra i produttori esecutivi, con cui Pfister ha lavorato in parecchi film, e Johnny Depp come protagonista. Il cast è composto anche da Rebecca Hall, Paul Bettany, Morgan Freeman e Cillian Murphy. La pellicola di fantascienza, tra dramma e thriller, porta sul grande schermo spunti di riflessione interessanti, che riguardano l’uomo, la sua coscienza e la potente sfida lanciata dalla tecnologia.

Etica e sviluppo tecnologico

L’intelligenza artificiale ha raggiunto uno sviluppo notevole grazie al ricercatore Will Caster (Johnny Depp). Il dottore sta infatti lavorando a una macchina autocosciente, Pinn. Tuttavia, i suoi studi, che potrebbero rappresentare un’evoluzione della scienza, sono considerati ai limiti dell’etica da un gruppo di terroristi contrari allo sviluppo tecnologico. Morendo a seguito di un loro attentato, del dottor Caster non rimane altro se non la sua mente: è così che la moglie, Evelyn (Rebecca Hall), e il suo migliore amico, Max Waters (Paul Bettany), decidono di caricare il cervello di Will su Pinn. L’esperimento riesce ma ciò che si trovano di fronte è un sistema in grado di controllare ogni cosa che mira a ottenere sempre più potere. Accanto ai nuovi prodigi tecnologici, si fa strada la consapevolezza di doverlo fermare.

Abominio o evoluzione?

È la domanda che ci si pone ogni volta che la scienza raggiunge un nuovo traguardo. Questo film è ricco di temi filosofici e scientifici. Il regista, Wally Pfister, li tratta attraverso una storia innovativa, che non tenta di contrapporre uomo e macchina, ma che rende la macchina più umana. Da questo presupposto nascono i quesiti più classici: l’intelligenza artificiale è un abominio contro natura o è semplice evoluzione scientifica? Cosa ci rende umani? La nostra coscienza? E che cos’è, in fondo, la coscienza?

Transcendence non pretende di esaurire anni e anni di dibattiti, ma offre spunti di riflessione interessanti. Qui ne verranno trattati tre: l’umanità, la tecnologia e la coscienza

Quante volte abbiamo visto film in cui la tecnologia rappresentava il male assoluto? Esiste una produzione cinematografica notevole che, dalla seconda metà degli anni Novanta, ha scelto di contrapporre alla figura dell’uomo quella della macchina. O, più in generale, della tecnologia. Dall’inquietante occhio iniettato di sangue di Hal 9000 in 2001 Odissea nello spazio fino all’inganno della realtà virtuale in Matrix. Tuttavia, in Transcendence, non si ha una contrapposizione così netta tra uomo e macchina.

La realtà tecnologica proposta nel film è molto umanizzata. A sua volta, la realtà umana è ricca di sfaccettature, di dissidi e ben più evidenti contrapposizioni. Ancora una volta è l’uomo il vero nemico di se stesso. Anche le interpretazioni degli attori sono molto varie. Emerge fin da subito la bravura di Rebecca Hall, intensa, determinata e coraggiosa. Johnny Depp, che recita una parte difficile, un ologramma interno a un computer, diventa sempre più inquietante e freddo man mano che assume le caratteristiche di una divinità.  Peccato, in questo caso, per Freeman e Murphy che hanno un ruolo secondario nella pellicola. 

Se questa è l’umanità presentata nel film, dall’altra parte la tecnologia, come già anticipato, è resa più umana dallo spirito di Will inserito nella macchina. Viene così riconosciuta alla macchina la possibilità di avere ricordi, ambizioni, una vera e propria coscienza, nello stile di Her. E il tema attorno a cui ruota tutta la pellicola, e che interessa lo spettatore, è vedere come potrebbe reagire l’umanità di fronte a una macchina dotata di coscienza e libero arbitrio. E soprattutto cosa potrebbe diventare un computer autocosciente. Sarebbe un dio in grado di esercitare il proprio controllo su tutto o una semplice persona, come noi? In questo film la risposta è molto chiara e il regista indugia sugli scenari apocalittici (la base costruita nel deserto e il ritorno alla natura, alla fine), alimentando più che altro i timori nei confronti di un’intelligenza artificiale superiore.

Infine, bisogna riconoscere al film la capacità di riflettere su temi filosofici, come quello della coscienza. L’esperimento che sfugge al controllo umano, permettendo così a Will di accedere alla rete e al controllo delle persone, ha molti risvolti etici e religiosi. La possibilità di trasferire in un computer una mente umana preesistente sembra annullare l’unicità dell’uomo, tuttavia, man mano che il computer e la mente di Will si sviluppano non è più chiaro il confine tra giusto o sbagliato. Etico o non etico.

Non è un caso che il film si concluda con un ritorno alla natura, in cui sparisce ogni forma di tecnologia. Anche se è la natura stessa la più perfetta forma esistente di tecnologia. La pellicola tratta questi temi in modo coinvolgente e senza soffermarsi troppo su riflessioni che potrebbero annoiare lo spettatore. Grazie alla fotografia impeccabile, alla scenografia dettagliata e alla tensione che scaturisce dalla colonna sonora, il film intrattiene fino alla fine. 

Dunque, così come nel film si ritorna al principio dopo un lungo flashback, anche noi torniamo alla domanda iniziale: abominio o evoluzione? L’esordio alla regia di Pfister è notevole e potente. Transcendence si inserisce in un filone tematico che riconosce alla tecnologia tratti di umanità e possibilità sconfinate di aiutare l’uomo. Questo scenario non è poi così distante dalla nostra realtà, in cui ci si sta domandando quali potrebbero essere i rischi di immettere nel mercato un’automobile in grado di guidare da sola. Oppure a quali novità potrebbe portare l’intelligenza artificiale nella gestione dei dati del settore delle vendite online.

Ciò che possiamo imparare da questo film, come da tanti altri dello stesso genere, è di mantenere la nostra mente spalancata di fronte alle potenzialità della tecnologia, ricordando sempre che l’unicità dell’uomo non può essere replicata. 

Silvia Taracchini