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Vanilla Sky: ogni volta che lo guardi vedi qualcosa di diverso

Generalmente, quando si sente la parola “remake” si tende a storcere il naso. Questo perché sono davvero rari i casi in cui film del genere risultano essere all’altezza dei loro predecessori e spesso infatti, finiscono solo per rovinare completamente il ricordo e l’idea di quelli originali. Fortunatamente quest’ultimo non è il caso di Vanilla Sky (2001), remake di Abre los ojos di Alejandro Amenbar (1997)

Forse perchè più che un semplice rifacimento, Vanilla Sky può essere considerato quasi un film a sé stante: il regista Cameron Crowe aggiunge infatti diversi strati all’originale, con dei nuovi punti di vista e un nuovo approccio alla messa in scena, donando così al film il suo tocco inconfondibile. 

A un primo sguardo, la trama è un qualcosa di semplice, forse di già visto: David Aames (Tom Cruise), un ricco ed affascinante giovane ereditiere, è in carcere con l’accusa di omicidio e racconta le sue vicissitudini attraverso una serie di flashback e flashforward al dottor Curtis McCabe (Kurt Russell), incaricato dal tribunale di redigere una perizia psichiatrica. 

Un film di indizi e allusioni

Eppure Vanilla Sky è molto più di una semplice commedia: Cameron Crowe ha infatti definito la sua stessa opera “Un film di indizi e allusioni, come la copertina di Sgt. Pepper dei Beatles, ogni volta che lo guardi vedi qualcosa di diverso.” 

Vanilla Sky è per l’appunto costruito in modo tale da poter significare più cose per le diverse persone che lo guardano. Guardando questa pellicola ci si ritrova a vivere una vera e propria esperienza sensoriale, così come Pollicino che raccoglieva le briciole, lo spettatore raccoglie indizi, risposte.

Indizi che possono essere scovati durante la sequenza a Times Square o nei primi minuti: il film Sabrina con Audrey Hepburn, che viene mostrato nell’appartamento di David, la cui protagonista ha le medesime caratteristiche del personaggio di Sofia Serrano (Penelope Cruz), o la rappresentazione in stile Nouvelle Vague della storia romantica che si vede nella seconda metà del film, citata nei poster di Jules e Jim e Fino all’ultimo respiro sui muri. Altro indizio importante ce lo da la colonna sonora: ogni canzone, attraverso i titoli e i testi dei brani scelti, culla dolcemente lo spettatore verso la verità.

Sotto la “stranezza

Ma la verità è che sotto tutti questi strati di “stranezza“, Vanilla Sky resta comunque un film romantico. Cameron Crowe racconta in un modo del tutto personale cosa si prova ad innamorarsi sul serio per la prima volta: quando basta un’unica notte a sconvolgere la tua vita per sempre, a rendere possibile il vero amore. Il regista ci dice che vede il film come “In parte una canzone pop, in parte favola, in parte poesia e in parte una conversazione a tarda notte impegnata in cui le grandi idee scorrono liberamente”. L’amore forse è davvero questo: una serie di piccole cose in fondo, così come ci ricorda David sul finale: “Le piccole cose… Niente è più grande, vero?“.

Diletta La Marca