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L’Ampelkoalition ha inizio: il futuro governo tedesco.

Sono trascorsi quasi due mesi dalle elezioni in Germania, e il Partito Socialdemocratico (SPD), i Verdi e il Partito Liberaldemocratico (FDP) hanno finalmente annunciato di aver raggiunto un accordo per formare una coalizione di governo.

Dopo l’era Merkel e per la seconda volta dal 1945, la Germania si prepara infatti ad avere 3 partiti al governo: SPD (rosso), Die Grünen (verde) e FDP (giallo).
I colori di un semaforo, in tedesco die Ampel.

Stando agli analisti, la tenuta e il successo della coalizione dipenderanno dalla capacità dei suoi membri di appianare le notevoli differenze ideologiche, soprattutto in campo economico.

Secondo alcune indiscrezioni, all’SPD andranno sette ministeri (oltre alla nomina di Scholz come cancelliere), tra cui Interno, Difesa e Lavoro. Ai Verdi cinque, tra cui Clima ed Esteri, guidati dai due co-leader del partito: Robert Habeck e Annalena Baerbock. L’FPD avrà invece quattro ministeri, tra cui quello delle Finanze che dovrebbe andare  al leader Christian Lindner.

Economia

Proprio quest’ultima nomina desta alcune preoccupazioni.
È presumibile, infatti, che l’FDP porterà avanti una politica tradizionalmente di destra liberale nelle finanze, e questo potrebbe essere un problema a livello europeo quando si andranno a discutere aggiustamenti economici o tutele, specialmente per il sud d’Europa.

Basti pensare che, nel corso della campagna elettorale, il leader di FDP, Lindner non aveva esitato a descriversi come il più accanito difensore della politica del rigore e dell’inviolabilità delle regole del Patto di stabilità.

Insomma, finché la politica monetaria della Banca Centrale Europea (BCE) resterà accomodante, non dovrebbero esserci “problemi”. Ma se l’inflazione dovesse continuare a crescere… Assisteremmo molto presto a frizioni interne.

Clima

Su una cosa i tre partiti della coalizione sembrano avere le stesse idee: la lotta ai cambiamenti climatici. Promettono, infatti, una Germania a emissioni zero entro il 2045 grazie a un massiccio sviluppo di fonti di energia rinnovabile.
Il possibile nuovo governo ha anche concordato di abbandonare l’uso del carbone come fonte di energia nel 2030, otto anni prima del previsto.

Eppure, nulla lascia presagire che le prestazioni climatiche della Germania possano migliorare così velocemente. Almeno, non nel medio periodo.

Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), infatti, l’uscita dal nucleare ha aumentato la dipendenza della Germania dal carbone (ricavato da miniere nazionali) e anche da altri combustibili provenienti dall’estero, specialmente il gas russo. Un terzo dell’elettricità tedesca deriva poi dal carbone ed è notizia di agosto che verranno demolite due cittadine tedesche per espandere una miniera di carbone in Renania Settentrionale.

Politica estera

Viene quasi il sospetto che sia proprio questo il motivo per cui, nel contratto di governo, il gasdotto Nord Stream II non viene neanche menzionato.

Gas a parte, in politica estera socialdemocratici, verdi e liberali sono pressoché allineati. La futura ministra degli Esteri, Annalena Baerbock, co-leader dei Verdi, ha promesso di forgiare un’agenda di politica estera più “viva” di quella del suo predecessore, con toni più duri nei rapporti con la Russia e la Cina e più attenzione al rispetto dei  valori democratici e dei diritti umani.

Un cambio di registro rispetto al “vecchio” credo Wandel durch Handel (letteralmente, “Cambiamento tramite commercio”) che intendeva favorire la democratizzazione di un Paese grazie al commercio.

In ambito europeo, invece, secondo il futuro governo “La Conferenza sul futuro dell’Europa dovrebbe sfociare in una Convenzione Costituente e portare all’ulteriore sviluppo di uno Stato federale europeo, basato sulla Carta dei diritti fondamentali”.

I 3 partiti hanno anche messo in chiaro di voler “rafforzare il Parlamento europeo” conferendogli il “diritto di iniziativa”, ovvero la capacità di proporre leggi UE. Oltre a questo alle prossime elezioni del Parlamento europeo nel 2024 si dovrebbe consentire la creazione di liste “transnazionali” e riconoscere “il sistema vincolante dello Spitzenkandidat”, ovvero del candidato alla guida della Commissione europea.


Come tutte le coalizioni, le differenze politiche nei valori e nelle priorità di governo emergeranno e la sfida sarà, per il Cancelliere in divenire, quella di tenere in equilibrio il tutto, di saper mediare, imporsi quando necessario.
Non sarà facile, dopo 16 anni di indiscussa leadership da parte di Angela Merkel.

Quello che tutti non vedono l’ora di sapere è se Scholz si dimostrerà capace di dare un’impronta tutta sua al nuovo governo o se, invece, procederà nel solco della continuità con Merkel.

A partire dal 6 dicembre è prevista l’elezione del nuovo Cancelliere federale.

Jacopo Bulgarini