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gIANMARIA: la Gen-Z di Sanremo gIOVANI. 

Per questo lunedì mattina, che si fa portavoce di una settimana poco piacevole, sarebbe bene trovare la forza motrice per farlo trascorrere il più velocemente possibile, di modo da potersi godere una mattinata a fissare fuori dalla finestra la neve che sta colorando il giardino di casa mia, come se non ci fossero altre mille cose da fare e a cui pensare. Insomma, una delle tante giornate in cui non ci è dato riflettere sul senso della vita. Quindi, ho pensato di rimediare al problema dando voce ai miei pensieri con la musica. Ho riflettuto molto e, vista la vicinanza al Festival di Sanremo, ho deciso che avrei recuperato qualche artista – quelli più rappresentativi della mia generazione – magari uno che conosco meno. Ed eccomi che mi ritrovo ad ascoltare gIANMARIA, ancora più bloccata di prima, con il magone in gola perché tutto mi aspettavo tranne questo mood. 

Mi ricordo di quest’artista perché aveva spopolato sul web dopo l’apparizione a X Factor 2021, in cui era particolarmente andato virale il brano Suicidi, da cui è possibile intuire l’intensità dei testi di questa giovane promessa. Le parole da lui usate sono cupe e dal sapore dolce-amaro, quasi vicine alla definizione di “poesia”, per poi essere lasciate in libertà attraverso un sound chill e pop-urban. 

Classe 2002, appena vent’anni eppure già presenta una maturità artistica che pochi della sua età possono vantare. Questo lo rende un narratore un po’ outsider di una generazione difficile, quella della Gen-Z, raccontata anche nel suo primo album Fallirò, rilasciato subito dopo l’edizione del talent show. 

Titoli importanti quelli dei suoi brani e del suo album, che riflettono la paura, quella del futuro ma forse anche quella del presente. Una paura comune a molti giovani, che viene prevenuta pensando già alla fine delle cose belle, una paura che ci ha portato a reprimere la positività e l’energia. Ma soprattutto la paura del fallimento che accomuna, in modo particolare, gli artisti che, dopo brevi periodi di successo, tornano nell’ombra, dimenticati. Specialmente se esci da un talent show, se hai meno di trent’anni e stai cercando una carriera in un mercato discografico che va troppo veloce, con picchi di successo della durata di un brano: la tua hit. 

gIANMARIA si riprende la sua rivincita – dopo il secondo posto a XF–  a Sanremo Giovani, dove conquista il primo posto e l’accesso alla gara con i Big (che non si presentano poi tanto big visto l’alto numero di concorrenti giovanissimi). La città che odi è stata la canzone che gli ha aperto le porte al Festival; un brano capace di trasmettere sensazioni amare e di provincia, la volontà di emergere con la propria personalità, il grido di un futuro chiuso tra le mura di un piccolo paese. Un pezzo che ha il sapore di un Simone Cristicchi più urban e che narra i milletrecento problemi della Gen-Z. Mi rendo conto di aver fatto un paragone abbastanza “hard”, ma rende bene l’idea di poesia che caratterizza i testi del giovane artista. Non sono canzoni d’amore che tendono ad esaltare quella che è ‘la felicità’ della vita, ma sono delle porte in faccia, come le mille che ci troveremo ad affrontare in futuro e che è giusto portare su un palco come quello di Sanremo.Sull’Ariston si esibirà con Mostro, singolo che dà il titolo al suo secondo disco, definito però dall’artista “il mio primo album in studio”. Solo leggendo il titolo possiamo provare ad immaginare il brano che ascolteremo; insomma, non verranno rappresentate immagini molto felici come magari poteva essere con Farfalle di Sangiovanni. Speriamo che gIANMARIA sia in grado ancora una volta di rappresentarci e che forse, come Voce di Madame, possa essere il nuovo inno della Gen-Z a Sanremo. Una generazione a cui piace fare i rave, ma che soffre tanto per i ricordi tristi del passato e ha l’ansia del futuro, che non è per nulla chiaro.

A cura di: Francesca D’Apuzzo