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“Hey Hey Rise Up”: un inno alla libertà tra denuncia e speranza

I terribili avvenimenti bellici che stanno colpendo l’Ucraina da più di due mesi hanno sconvolto l’intera umanità, lasciando un segno profondo in vari ambiti della quotidianità. La musica, dal canto suo, non poteva essere esente da colpi di scena: ecco che il 7 aprile scorso, a quasi otto anni di distanza dal loro ultimo album The Endless River, i Pink Floyd sono tornati ad incantare con Hey Hey Rise Up, nuovo singolo inedito segnato dalla toccante interpretazione del cantante Andriy Khlyvnyuk, voce della band ucraina Boombox.

Con la partecipazione di Guy Pratt al basso e Nitin Sawhney alle tastiere, il pezzo ripropone uno storico brano intitolato Oh, the Red Viburnum in the Meadow, scritto dal compositore Stepan Charnetsky in occasione della Prima Guerra Mondiale e riportato alla luce dai Pink Floyd con un arrangiamento che rispecchia totalmente lo stile avvolgente tipico della band inglese.

Dopo una breve intro, caratterizzata dai suggestivi cori che intonano il celebre canto, l’inconfondibile batteria di Nick Mason apre le porte alla solenne e struggente performance di Andriy Khlyvnyuk, carica di una sacralità estrema che rappresenta a cuor nudo l’orgoglio di un popolo ferito, penetrando direttamente nello stato d’animo dell’ascoltatore.

Ad alimentare ulteriormente la portata emozionale del brano è la magia del solo di chitarra di David Gilmour, baricentro del pezzo dove l’immensa tecnica del grande chitarrista fa sì che la sua Fender Telecaster Esquire diventi un corpo vivente in grado di esprimere sensazioni reali, il tutto reso sublime da bending, legature e vibrati.

Nella prima e nell’ultima parte del solo la chitarra “ruggisce”, incarnando quelle che sembrano essere a tutti gli effetti grida di sofferenza e disperazione; nel mezzo il sound diventa più nitido e pulito, lasciando spazio ai cori ed ai fill di batteria che danno maggiore profondità all’esecuzione, creando un clima legato maggiormente ad un senso di collettività.

Il videoclip mostra alcuni momenti-chiave della performance musicale insieme alle tragiche immagini della crudele realtà che tutti gli ucraini sono costretti a vivere da settimane, pur lanciando un chiaro messaggio di speranza nel finale, dove sono immortalati i volti di alcuni bambini che rappresentano il futuro nel quale l’umanità potrà risorgere dal tetro oblio del proprio passato.

Hey Hey Rise Up è un pezzo in cui un antico canto popolare convive con il Rock più puro, dando vita ad un’unione apparentemente impossibile, resa effettiva dalla capacità della musica di eliminare qualsiasi confine ed abbattere qualsiasi barriera. Ciò che purtroppo la nostra società non ha ancora imparato a fare.

Salvatore Macera