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Lollipop, Episodio 3: Lady Gaga.

Ciao a tutti, amici e amiche di RadUni Musica, benvenuti al terzo appuntamento con la mia
rubrica Lollypop, in cui vi parlo delle icone del pop che hanno segnato e continuano a segnare
la storia della musica che ascoltiamo.


Oggi parliamo di un’artista che non ha mai avuto paura di dire la sua. Con le sue provocazioni
ha creato scompiglio e indignazione nell’opinione pubblica di inizio millennio. Con i suoi outfit
controversi ha fatto chiacchierare tutto lo show business. Di chi sto parlando? Di Stefani Joanne
Angelina Germanotta, la nostra amata Lady Gaga.


La nostra protagonista di oggi prende il suo nome d’arte dalla celebre canzone dei Queen
“Radio Gaga” e in questo caso possiamo proprio dire “un nome, un programma”: fin dai suoi
esordi, infatti, la cantante si è dimostrata tanto ribelle quanto la band da cui prende il nome. È
tutt’oggi virale il video in cui risponde per le rime a un giornalista che le chiede se non avesse
paura che i riferimenti sessuali così espliciti influissero negativamente sulla percezione della
sua musica: “Se fossi un uomo mi considereresti una rockstar, ma sono una donna e quindi mi
giudichi”.


Nella prima fase della sua carriera, dal 2008 al 2014, Lady Gaga si è distinta per i suoi testi, i
suoi video e i suoi outfit provocatori. VI ricordate del video di Paparazzi, in cui avvelena il suo
fidanzato?

E il vestito fatto di carne che indossò nel 2010 per ritirare il premio di Video dell’anno
agli MTV VMAs?

Lady Gaga vestita di carne ai Video Music Awards 2010.

La critica lo ha definito oltraggioso, mentre lei in un’intervista da Ellen
DeGeneres si è difesa dicendo “se non difendiamo ciò in cui crediamo e se non iniziamo a
lottare per i nostri diritti, presto avremo gli stessi diritti che ha la carne attaccata alle nostre ossa.
Ed io non sono un pezzo di carne”.

Dal 2014 in poi, l’artista ha abbandonato le provocazioni e ha iniziato a dedicarsi a uno stile di musica più classico, senza mancare di originalità: l’album Cheek to Cheek realizzato con Tony Bennet è un vero e proprio tuffo negli anni 20, elegante e mai scontato.


Oltre all’ irriverenza e ovviamente all’ottima musica, Lady Gaga è diventata un’icona soprattutto
per il sostegno che ha sempre dimostrato alla comunità LGBTQ+ e a tutte quelle persone che
fanno fatica ad accettarsi per quello che sono. “Born this way” è ormai un’inno alla libertà
d’espressione che fa sentire i suoi fan, i “Piccoli Mostri”, accolti e a proprio agio, perfetti così
come sono.


Non possiamo che dire grazie a questa artista per essere stata il capostipite di un movimento di
amore e libertà così profondo, sincero e duraturo. Grazie, Gaga.
Per oggi è tutto, ci risentiamo alla prossima puntata
Marta