Ode alla cassettina

Non tutti quelli che oggi hanno 20 anni forse ricorderanno la musicassetta. È un po’ come per i floppy disk; un supporto quadrangolare destinato a perdersi in milioni di copie smaterializzate in file digitali. Per chi di anni ne ha qualcuno in più, quello strano oggetto alieno per i tempi più moderni è stato il primo a permettere di riascoltare la propria voce registrata, ad accompagnare le prime scoperte musicali e le prime “lettere d’amore”.

L’invenzione in realtà risale a molto tempo prima. Il brevetto fu depositato nel 1963 da Lou Ottens, ingegnere olandese della Philips scomparso qualche giorno fa all’età di 96 anni. La custodia in plastica conteneva due bobine con all’interno il nastro magnetico che inizialmente poteva ospitare una sola traccia per lato fino a raggiungere una durata di 180 minuti nei formati più recenti. Con il tempo la sua diffusione superò quella del vinile e dello Stereo-8 dominando incontrastata negli anni ’80 – ’90, quando girare con un walkman attaccato alla cinghia dei pantaloni era considerato del tutto normale. Solo l’arrivo del CD e più tardi, negli anni 2000, dei primi lettori mp3, intaccò il suo predominio sul mercato.

 

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Probabilmente il merito principale della cassettina è stato quello di consentire di personalizzare le proprie selezioni musicali. Creare mixtape era una operazione diffusa tra gli adolescenti che regalavano le proprie playlist agli amici, servendosi di registratori sempre più tecnologici o posizionando un microfono davanti le casse della radio o della TV sintonizzata su MTV. Da qualche parte devo avere ancora una cassettina di me a 5 anni che cantavo stralunate (e a volte piene di parolacce, ma non ci facevamo caso) canzoni per bambini, quella tuttavia è un’altra storia. Certo è che produrre e sentire la musica era facile e alla portata di tutti e proprio a questo aveva pensato Lou Ottens, inventando un modo accessibile per farlo, con un’idea pioneristica di separazione dal supporto fisso, dando la possibilità quella stessa musica di poterla ascoltare veramente ovunque (a partire dalle automibili).

C’è di più. Non solo le cassette hanno accompagnato il trapasso dal concetto di album a quello di playlist, per la verità da sempre esistito e presente anche nelle raccolte in vinile, ma la loro esistenza ha condizionato il mondo hip hop, e anche il genere lo-fi, facendo della registrazione a bassa qualità, del fruscio, della voce non bene distinta dal resto, una arma vincente. Nel 2021 il web ha reso disponibile l’accesso a una sterminata libreria digitale dove è quasi impossibile non trovare tutto quello che vogliamo, ma, probabilmente, di quel nastro che si ingarbugliava e soprattutto di quel supporto precario fatto di entusiasmo e cura all’ascolto, se ne avverte la mancanza.

Eulalia Cambria