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Sugar For Your Lips. Spleen: il primo album degli SFYL

I Sugar For Your Lips (da ora SFYL) dal 2013 militano nell’ambiente alternative rock, ma solo dal 2019 si consolidano con formazione stabile, partecipazione alle fasi finali di Sanremo Rock 2020 e finalmente il tanto atteso primo album, che dopo l’anticipazione dei singoli Salvami Idea ci presenta una band che suona un alternative rock caratterizzato da atmosfera cupa e continui riferimenti letterali.

Overdub Recordings presenta Spleen, primo album della band Sugar For Your Lips. È un lavoro che nasce in simbiosi con la città calabrese di Cosenza, in un garage condiviso con amici e altri artisti e che punta a far sentire il grido di rabbia della band dovuto al proprio disagio e al forte senso di alienazione rispetto al mondo di oggi. Musica furente, ma con un effetto terapeutico.

“Spleen è la necessità di doverci confrontare con noi stessi, è un percorso che affrontiamo per conoscerci. Nasce da questa spinta, una voglia di rivalsa su tutto ciò che di brutto c’è nella nostra testa, tutte quelle voci che ti dicono che sei un fallito e che non starai mai bene nel mondo. Spleen è tedio, decadenza. Fastidio nei confronti di una vita che non è come immaginavi. È per tutte le persone che non si sentono a loro agio” – SFYL.

Un disagio espresso da atmosfere cupe e pregne di malinconia e rabbia. Le tematiche sono introspettive, il concept dell’album vede un viaggio in cui in ogni tappa ci si confronta con sé stessi per comprendere che accettarsi è la risposta ad una perenne sensazione di insofferenza, lasciando spazio alla voglia di rivalsa.

Per gli Sugar For Your Lips il decadentismo del poeta maledetto è un riferimento costante, al punto da battezzare il loro primo album Spleen.

Spleen vuol dire letteralmente “milza”, “bile”. Nell’ambito letterario rimanda all’attribuzione antica della milza come fonte del malessere umano e il riferimento all’opera di Baudelaire viene declinato al senso di inadeguatezza, creato da un presente che pesa come quel cielo basso e pesante che copre l’uomo, togliendogli l’ossigeno fino a farlo affogare in un mare burrascoso di fallimenti e senso di inettitudine. Una profonda tristezza che non portava ad una riflessione su come guarire i mali del mondo, ma portava alla creazione di arte.

Viene trattato, inoltre, il tema del dualismo (presente in tutto il lavoro) ne “Il gramo”, brano che trae ispirazione dal libro “Il visconte dimezzato” di Italo Calvino, oppure trattando la tematica (attualissima) della realtà percepita nel brano “Ombra sul muro”, ispirato dal mito della caverna di Platone.

Negli SFYL è evidente una potente alchimia tra i componenti, che evidentemente condividono il loro percorso musicale ormai da anni. All’interno di Spleen la batteria alimenta un ritmo incalzante e sempre vivo, la chitarra sa alternare arpeggi lenti ad accordi energetici e intermezzi solistici, legandosi perfettamente con potenti linee di basso che emergono in ogni pezzo. I testi centrano pienamente l’obiettivo di descrivere l’attualità in cui il disco è stato creato, pandemia ed isolamento sociale, che hanno sicuramente influenzato la scrittura.

Non bisogna tuttavia pensare che questo album rifletta una depressione nichilistica, gli SFYL fanno emergere arte e socialità come cure per questi tempi particolarmente difficili.

Francesca Melillo