Viaggio In the Land of Grey and Pink con i Caravan

Si sa, non tutti i capolavori nascono tali.

Questa è stata anche la sorte di In the Land of Grey and Pink dei Caravan.

L’album, uscito nel 1971 per Deram Records, è considerato uno delle pietre miliari del genere progressive rock e di quella che è universalmente conosciuta come la scena di Canterbury. La formazione vedeva Richard Sinclair al basso e alla voce, David Sinclair (il cugino) alla tastiera, Pye Hastings alla chitarra e Richard Coughlan alla batteria.

Il progressive, o meglio prog, ha raggiunto la massima diffusione tra gli anni ’60 e ’70 e non è mai più stato esplorato negli anni seguenti. Esplorazione, infatti, è la parola che più ne incarna lo spirito. Progressive significava andare oltre i confini strutturali della musica pop, rielaborare la musica classica unendola all’improvvisazione del jazz e alle sonorità del rock psichedelico e descrivere scene e ambienti con suoni elettronici. Nella maggior parte dei casi, però, ciò sfociava in decine di minuti logoranti, ridicoli e senza senso.

In the Land of Grey and Pink non è nulla di tutto ciò. È un viaggio in un mondo fiabesco, colorato e mellifluo che si apre già dalla copertina. La grafica, disegnata da Anne Marie Anderson, richiama un’atmosfera Tolkieniana e raffigura un villaggio di nani. I toni di colore sono, appunto, il rosa e il grigio (che tra l’altro troviamo una ventina di anni dopo in The Battle of Hastings) e il font usato per il titolo è tipico del decennio.

Il disco, in versione originale, si compone di sole cinque tracce (a cui ne sono state aggiunte altre cinque nella versione remastered del 2001 per Decca Records). Nella facciata anteriore suonano Golf Girl, Winter Wine, Love to Love You (And Tonight Pigs Will Fly) e la traccia che dà il nome all’album In the Land of Grey and Pink. Una ventina di minuti abbondante che accompagna nelle loro menti, nella loro esplorazione, che diverte, affascina e trasporta in un mondo soprannaturale. I testi sono pieni di deliri e di frasi che sembrano decontestualizzate, ma che in realtà sono esattamente dove dovrebbero essere.

Girando il disco e suonando la facciata posteriore i Caravan scrivono la storia del prog. 23 minuti di un’unica traccia divisa in otto sezioni in cui nulla si ripete e tutto si trasforma in qualcos’altro. È Nine Feet Underground. Le sezioni cantate sono solo due, intervallate da batteria, organo, basso e chitarra, che accompagnano l’ascoltatore fino alla fine del viaggio.

Purtroppo, questo disco non è stato subito recepito come un capolavoro. Il disco scalò subito le classifiche, ma registrò vendite stabili costanti. Nonostante questo, David Sinclair decise di formare una nuova band, i Matching Mole (con Robert Wyatt) e il cugino, Richard, trovò posto prima negli Hatfield & The North e poi nei Camel.

I numeri ci dicono che In the Land of Grey and Pink ha fruttato ai Caravan il disco d’oro e che Rolling Stone l’ha inserito tra i 50 migliori album prog rock di sempre, ma i numeri, a volte, lasciano il tempo che trovano.

Prendetevi un’ora di tempo. Ascoltatelo tutto. Immergetevi completamente in questo turbinio di sonorità e fatevi trasportare lontano.

Una volta calato il silenzio l’unica cosa da fare sarà riaprire gli occhi e arrendersi alla realtà consapevoli che, dopo aver ascoltato questo disco, si può vivere un poco più leggeri.