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Road to #FRU19. Day 23

“Sai, ero al FRU di Napoli e stavamo camminando in questi vicoletti e c’era questo bambinetto che voleva assolutamente vendermi un cornetto portafortuna…”

“Scusa un secondo Fra, ma cos’è il FRU?”

Ecco, in quel preciso momento scatta qualcosa nella mia testa, come se fossimo in un film d’azione e lo sfigato di turno preme per sbaglio il bottone rosso, quello che non si dovrebbe mai premere ma che tutti sotto sotto abbiamo sempre sognato di premere.

Adoro raccontare che cos’è il FRU al povero sfigato, tediarlo con aneddoti che saltano fuori così dallo stagno della memoria senza che me ne accorga.

Mi piace, decisamente. E mi piace perché quando racconto il mondo delle radio universitarie vedo negli occhi estranei un po’ di invidia per quello che sto dipingendo.

Un murales, di quelli grandi e super colorati, che toccano anche argomenti non sempre facili da digerire ma talmente belli che devi fermarti per forza a osservarli. Mentre sei lì davanti rivedi la tua prima volta al FRU, a Novara, con un’energia addosso che ora me la sogno di notte; arrivi a Milano e il grande mondo della radio (col cavolo che è morta, iettatori!) e poi a Napoli, dove ho lasciato un pezzetto del mio cuore, rimpiazzato egregiamente con del cibo e con un’atmosfera meravigliosa.

Dopo ti catapulti a Verona, dove inizi a capire che forse è questa la strada giusta per te, e con un balzo finisci in Sardegna, una terra che ti sbatte in faccia (nel vero senso della parola, c’era un vento pazzesco) quello che le radio universitarie sono realmente: una famiglia gigantesca, rumorosa e felice.

“Ma esiste realmente?”

“E ti pare che mi invento tutte queste cose, così per puro divertimento?”

Sono nata a Treviso e lo slogan che utilizzano per attrarre turisti nella provincia è:

“Se la vedi, ti innamori”.

Per capire veramente che cos’è il FRU e in generale il mondo delle radio universitarie, devi, mio caro lettore, seguire il consiglio della meravigliosa provincia di Treviso e anche di più: devi vedere, toccare, ridere fino alle lacrime, pensare, riflettere, mettere in discussione ogni cosa, urlare fino a perdere la voce, baciare, piangere, provare, lasciare che il FRU ti entri nelle vene. Si, insomma:

“Se lo vivi, ti innamori”.

Francesca Bastianon
All’anagrafe Francesca, poi tutti hanno iniziato a chiamarmi Fra, anche mia nonna. Ho iniziato il mio percorso come regista radiofonico a RadioBue.it, la web radio universitaria di Padova, per poi dedicarmi anche alla redazione, allo speakeraggio e alla formazione radiofonica. La mia descrizione standard è: “Amo le cose folli, il caos, le risate, la pizza e le canzoni un po’ malinconiche. E i panda, ovvio.”