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Associazione Operatori Radiofonici Universitari

RadUni è l’Associazione degli Operatori Radiofonici e dei Media Universitari. RadUni accoglie Soci, gli Operatori ed i sostenitori, e gli Affiliati, i media universitari italia

Perché esiste RadUni, come funziona e cosa si propone

  • Motivazione:

RadUni è l’Associazione che dal 2007 raccoglie le radio universitarie e gli operatori radiofonici universitari in Italia.

Nasce come sede di confronto fra giovani che iniziavano carriere nei settori di comunicazione di alcuni atenei e studenti attivi in progetti sperimentali, verso la radicazione di quello che era un fenomeno che nasceva nei primi anni duemila, con radio legate a corsi di laurea. Piccoli laboratori, trovano spazio grazie alla semplificazione delle tecnologie e al relativamente basso costo dei materiali necessari. Ma è attraverso il  raduno annuale FRU, festival delle radio universitarie, che RadUni incontra e inizia a connettere fra loro diverse manifestazioni di media universitari nel Paese. Il FRU è oggi arrivato alla sua XIII edizione che si terrà a Roma presso l’Università di Roma3 a giugno del 2019. Il FRU è organizzato da RadUni in collaborazione, ogni anno, con una radio universitaria ospitante.

Fin dai suoi primi passi, l’Associazione si configura come network, sperimentando la produzione di format condivisi oltre che la creazione dell’evento FRU – Festival delle Radio Universitarie, sviluppando  diverse occasioni di formazione e di visibilità attraverso media nazionali che si avvicinano alle radio universitarie come mentori e promotori della loro vita.

E’ in questa fase di interazione, prima col settore privato, e poi con le istituzioni sovranazionali ed i similari circuiti delle nazioni europee, che RadUni inizia la sua trasformazione, consolidando struttura e attività, rinnovando i propri scopi e allargando l’offerta ai Soci e servizi per gli Affiliati.

Si può comprendere la necessità dell’Associazione di gestire la relazione fra le diverse anime che attivano questi media, con l’obiettivo di coinvolgere due distinti universi: quello dei singoli volontari, fondatori, soci attivi, sostenitori del circuito e quello delle Radio, entità con oneri legali, a sua volta complesso e diversificato per provenienza, struttura, tecnologia, etc

E proprio per questo motivo, l’Associazione è quindi la relazione di questi due mondi: quella generata dalla spinta dei Soci, che collaborano fra loro riversando competenze ed attività volontaria, e gli Affiliati, le Radio Universitarie e gli Enti a cui queste fanno riferimento.

Queste sono numerose non solo nel nostro paese, ma sono una realtà affermata in tutti i continenti. Negli USA sono una rete consolidata così comune da essere ormai non solo rilevabile nella letteratura di settore, ma anche fenomeno sociale descritto in numerosi film, fiction televisive oltre che nella documentaristica: queste radio sono megafoni della cittadinanza.
In Europa si è avuto, invece, uno sviluppo più tardivo ma istituzionalizzato, maggiormente favorito dove vi è una gestione delle frequenze che privilegia il pubblico servizio, l’accessibilità del cittadino e degli enti no profit ad esso. Come ad esempio in Francia, dove il circuito Radio Campus France riceve un sostegno diretto, economico e strutturale, dai ministeri dello stato competenti e si deve occupare di comunicazione sociale, diffusione della lingua e della cultura francese e espressione del vario panorama associativo, non solo universitario, lì presente. O come in Spagna dove il circuito ARU è un consorzio dei docenti afferenti allo stesso tipo di laboratorio presente nei diversi atenei e sviluppato per l’aggiornamento professionale di questi e la formazione accademica dei soli corsi di Comunicazione e Spettacolo, o nel sottocircuito delle radio universitarie spagnole che sono strumento per l’insegnamento a distanza. Altri paesi ancora, come la Svezia, vedono le radio come gruppi studenteschi e di ricerca, o come la Slovenia, con un singolo Ateneo, che istituisce l’unica radio universitaria come canale del servizio pubblico per il target giovane.

Comprendiamo quindi che un grande punto di discussione e differenziazione è lo scopo primario che viene dato al medium. Servizio pubblico, vetrina, laboratorio di pratica.

Nel nostro paese invece queste realtà si sono sviluppate, sebbene a partire dallo stesso periodo, in modo estremamente differenziato, sia per funzione che per struttura.

Le radio di questo tipo sono primariamente emanazione degli Atenei, delle Fondazioni e degli enti per il diritto allo studio, ma anche delle amministrazioni locali o delle associazioni di studenti, alunni, docenti e personale Tecnico Amministrativo. Insomma, un universo complesso ma estremamente rappresentativo della realtà nazionale, delle differenze territoriali, della disequità di risorse e del livello della didattica dei poli ma soprattutto fotografia di quel l’interazione fra popolazione accademica e territorio.

Una radio universitaria può realizzarsi con diversi metodi, stili e peculiarità tecniche e stilistiche,ma in tutti i casi uno dei punti di maggior comunione è riferirsi ad un target molto specifico: quella popolazione accademica che attiva l’Ateneo di riferimento.

Il nostro circuito è quindi molto variegato:questo è un punto di forza ma anche di estrema complessità gestionale. In RadUni sono presenti ad oggi circa 470 soci individuali e 30 Emittenti Affiliate delle 44 radio universitarie italiane attive.

  • Dichiarazione del problema:

L’attività del network RadUni è quella di supportare nella pratica la nascita e vita di queste radio, spesso laboratori didattici collegati  ad un corso di studi, ma altrettanto spesso luoghi fertili per un’attività di partecipazione alle iniziative universitarie, sostegno alla comunicazione dell’identità fin ad essere fulcro comunitario dove lo studente in formazione raccoglie non solo esperienza professionale ma affina le proprie competenze relazionali e impara il concetto di cittadinanza attiva. L’entità associativa di RadUni, oltre alle classiche attività di contrattazione per il network con i vari stakeholder, sono rivolte all’attivazione delle emittenti e dei soci in progetti di cooperazione, ai quali si sono spesso aggiunti partner istituzionali o i circuiti gemelli internazionali. RadUni lavora con un board direttivo nel quale 10 elementi si dividono quelli che sono i grandi filoni di attività: la rappresentanza istituzionale, la gestione pratico/economica, la rappresentanza delle istanze e segnalazioni delle emittenti e poi la comunicazione condivisa, l’interazione con gli esteri, il comparto di sviluppo e gestione tecnica, la gestione eventi e progettazione, la realizzazione e diffusione dei format condivisi e  la formazione, il comparto musica e copyright, e l’immancabile fundraising.

Ma, nonostante l’attuale momento storico, quello che era un sostegno importante delle istituzioni in queste attività si è notevolmente contratto. Uno dei rischi è quello che i laboratori radio vengano percepiti come di secondario interesse e sempre meno sostenuti se non viene dato un reale servizio d’interesse all’istituzione universitaria. I laboratori legati ai corsi di laurea si contraggono nella generazione di saltuari podcast. Le emanazioni degli uffici comunicazione vengono riassorbite per sostenere un lavoro più oneroso quale quello delle produzioni “smart video”. Le associazioni di persone subiscono il peso della crescente burocrazia e tutti questi soggetti ricevono una “concorrenza sleale” o uno “sfruttamento” dei propri contenuti da parte di aggregatori di streaming o contenuti sul web (tunein, spreaker, ma gli stessi social media). Diventa sempre più difficile per gli “operatori radiofonici universitari” tutelare il proprio operato, ma anche, e soprattutto, rimanere in regola con le normative nazionali ed europee.

  • Metodo:

Attraverso l’interazione con RadUni, i laboratori radio acquistano competenze e vantaggi materiali ma soprattutto usufruiscono di una rete di competenze ed esperienza sul tema, un supporto sulle tematiche tipiche, la possibilità di interagire fra loro in assemblee mensili, di presentare le best practices e di mettere in risalto le iniziative e i progetti dei singoli poli. E così di fare progettazione comune, allargare il bacino d’utenza e le possibilità di ricevere fondi e sostegno dalle diverse fonti istituzionali e private. Ogni emittente delega la rappresentanza allo station manager, o amministratore oppure nei casi di emittenti con uno staff più numeroso ad un responsabile addetto alle attività RadUni. Questo soggetto ha il compito di recepire le comunicazioni associative su tutte le iniziative ed eventi, promuovere il network all’interno della propria sede locale e farsi carico delle istanze e proposte verso l’Associazione. L’applicazione di un metodo sempre più standardizzato nella gestione pratica e nell’interazione con RadUni per le radio universitarie è la via proposta dall’associazione per continuare a rendere queste attività sostenibili per l’entità emanante, assolvere alla necessaria e continua innovazione dello strumento e del settore e permettersi così di concentrare gli sforzi dell’organizzazione locale e sulla produzione e diffusione di contenuti editoriali e a carattere creativo/artistico. La sperimentazione e la pratica continua sono punti fondamentali di queste identità. L’Associazione si fa compito di mappare periodicamente le realtà aderenti ed il panorama nazionale. Queste mappature periodiche permettono l’estrapolazione di dati e l’osservazione di fenomeni ricorrenti, potendo tastare così la salubrità dello stato delle stesse singole realtà ed adattare l’azione associativa periodica al reale bisogno. L’Associazione stimola inoltre la permanenza di quelli che si sono attivati  per i laboratori radio: spesso la breve durata dei percorsi di studio o dei progetti che le università generano rende difficile il mantenimento di standard qualitativi e di continuità. In questo caso il modello proposto da RadUni supplisce creando un network che rimane attivo anche una volta che il soggetto interessato varca le soglie dell’istituzione accademica, rendendolo un follower appassionato delle evoluzioni del settore ma soprattutto creando una rete di supporto fra professionisti, consumatori, sostenitori e territori. Ad oggi nei suoi anni di vita il network è così cresciuto avvalendosi delle competenze e dei successi professionali dei suoi attivatori che mantengono una relazione piuttosto continuativa. Ricercatori e poi docenti, giornalisti, comunicatori ma anche responsabili del personale e progettisti, amministratori privati e pubblici, professionisti del domani che spesso hanno mosso i primi passi, fatto esperienza e sperimentazione nei nostri laboratori.

  • Risultati:

Abbiamo così un circuito in espansione che favorisce realtà sane e performanti per comportarsi come corpo intermedio fra l’Ateneo, l’istituzione, e la popolazione universitaria. Il termine radio diventa di più ampio significato allargandosi alle produzioni indirizzate ai social media, alla radiovisione e a quei prodotti ibridi tipici dell’interazione fra medium canonico e web. Questo modello di media, che va adattato al proprio “campus”, alla propria popolazione per stile e formato, riesce ad impattare in maniera positiva facendosi vettore di comunicazione istituzionale, promozionale e di servizio, creando engagement. Inoltre le radio universitarie danno spazio alla comunicazione sociale e alla diffusione della musica locale, che con il lavoro di network raggiunge risultati di pubblico e attenzione. Ma ancora più importante è il grande ruolo che questi media possono giocare nell’ambito della divulgazione scientifica e comunicazione della ricerca. Grande interesse infatti viene posto su questa tematica. Il medium universitario è capace di rendere fruibile a diversi soggetti quello che è il duro lavoro fatto dalle Università e dai centri di ricerca. La possibilità di “tradurre” in formato smart ed ergonomico la divulgazione viene dalla grande capacità di questi laboratori di sperimentare e mettere in sinergia diverse competenze, portando il microfono come connessione col più largo pubblico. Il risultato è quello di una comunicazione come detto più leggera ma altrettanto attendibile e curata. L’interazione dei vari attori di una popolazione universitaria è infatti fondamentale per il conseguimento di uno strumento poliedrico ma solido.

  • Conclusioni:

Una #radiouniversitaria è quindi un valore aggiunto per un Ateneo, un’Istituzione, un Ente del Terzo Settore

  • studio e ricerca
  • formazione professionalizzante
  • sperimentazione, progettazione e sviluppo
  • polo di riferimento, identificazione, engagement
  • mezzo di informazione, divulgazione, intrattenimento
  • porta di interazione con il territorio, il terzo settore, le istituzioni, l’internazionalità
  • centro di documentazione e consolidamento dell’identità dell’Ente.
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