Lo scorso 23 febbraio il popolo tedesco è stato chiamato a votare per il rinnovo del Bundestag, il parlamento della Repubblica Federale di Germania: per l’ormai ex cancelliere Olaf Scholz, l’obiettivo delle elezioni era quello di allentare una crisi di governo ormai evidente e diventata insostenibile.
L’esito delle urne ha decretato la vittoria di Friedrich Merz, appoggiato sia dalla CDU (Unione Cristiano -Democratica) che dalla CSU ( Unione Cristiano Sociale): la coalizione così composta si è aggiudicata il 28,5% dei consensi, pur con il risultato più basso della sua storia.
Chi è il nuovo cancelliere tedesco?
Avvocato di professione, Friedrich Merz può vantare una carriera politica di rilievo, sia in Germania che in Europa. Infatti, prima di diventare l’inquilino del Bundestag, è stato un politico di lungo corso nelle fila della CSU. Entrato all’età di 17 anni, arriva presto a ricoprire incarichi di rilievo nel partito, prima di diventare Europarlamentare dal 1984 al 1994. Dopo questa esperienza a Bruxelles, decide di dedicarsi nuovamente alla politica di casa in Germania.
Il secondo partito ad aggiudicarsi un posto alla sfera di vetro di Berlino è stato AfD (Alternative für Deutschland), un partito di estrema destra i cui leaders Alice Weidel e Tino Chrupalla hanno basato la loro campagna elettorale su politiche e slogan contro l’immigrazione clandestina sia in Germania che nell’Unione Europea, e manifestando anche delle simpatie per Elon Musk e le sue idee politiche.
Al terzo posto la SPD (Partito Socialdemocratico), che ha come leader proprio il cancelliere uscente Olaf Scholz, e che ha ottenuto solo il 16,4% dei consensi, uno dei peggiori risultati politici dalla sua nascita nel 1949. Si può dire lo stesso di altri partiti minori, come ad esempio i Verdi, i Liberali o die Linke (“La sinistra”), che hanno registrato dei consensi e delle percentuali molto basse.
Geografia del voto: i giovani vanno a destra
Su scala geografica e territoriale, i risultati del voto hanno mostrato un paese spaccato in due: se ad ovest a dilagare è stata la coalizione CDU – CSU, nella parte orientale del paese appartenente alla ex DDR (Repubblica Democratica Tedesca) a riscuotere i maggiori consensi tra la popolazione è stata AFD, in grado di conseguire in modo particolare il favore tra i più giovani.
Ma come si è presentato il Paese a questo appuntamento elettorale così rilevante?
Immigrazione, recessione economica e politica estera sono alcuni argomenti che hanno animato i dibattiti tra i candidati nelle settimane che hanno preceduto il voto di Berlino. Uno scenario poco confortante, caratterizzato da una debolezza del comparto automobilistico e manifatturiero interno e da problemi di sicurezza, come dimostrato dai recenti attentati terroristici a Magdeburgo, Berlino e Monaco, in piena campagna elettorale.
Reazioni dal mondo politico
Immediate le reazioni del mondo della politica: da Donald Trump e Giorgia Meloni, passando per Emmanuel Macron e Ursula Von der Leyen, non sono mancate dichiarazioni dei principali leader europei e non solo.
Il nuovo cancelliere tedesco ha dichiarato di voler contribuire alla costruzione di un’Europa “forte ed indipendente dagli Stati Uniti”. Chiamato in ballo, il tycoon americano ha invece gioito per il risultato delle elezioni tedesche: “Questo è un grande giorno per la Germania”, ha dichiarato Trump, lasciando trasparire un’apertura in vista di una futura alleanza.
Fanno da eco le dichiarazioni di Meloni e Macron, che hanno manifestato l’intenzione di “rafforzare la sicurezza e rilanciare la competitività dell’Europa ed affrontare le numerose sfide comuni, a partire dal contrasto all’immigrazione irregolare”.
Infine, le dichiarazioni dei leader europei: in particolare, Ursula von der Leyen ha espresso qualche perplessità sull’idea di Merz di rafforzare l’alleanza franco-tedesca, che potrebbe incidere negativamente sulle dinamiche europee riducendo la centralità della Commissione europea, di recente criticata in merito alle tensioni internazionali legate alla risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina.
In uno scenario che si prospetta complicato e difficile, sia sul piano nazionale che europeo, riuscirà il nuovo inquilino del Bundestag a risollevare il Paese da una crisi quasi identitaria e a restituirgli la forza di motore trainante a livello europeo e mondiale?
A cura di Lorenzo Onisto e Jacopo Bulgarini