L’Islanda prepara un referendum per entrare nell’Unione europea

Lo scorso 25 febbraio 2026 la prima ministra dell’Islanda, Kristrún Frostadóttir, ha detto che indirà nei prossimi mesi un nuovo referendum per portare il suo paese all’interno dell’Unione Europea. Venerdì 6 marzo, dopo il tentativo naufragato nel 2015 a causa del ritiro della candidatura da parte del governo islandese, l’ufficialità del voto che si terrà verso fine estate, precisamente il 29 agosto.

Ad oggi l’Islanda, pur non essendo membro dell’Ue, ha aderito agli Accordi di Schengen per la libera circolazione delle persone, è parte dell’Associazione europea di libero scambio per la partecipazione al mercato comune europeo e ha sottoscritto l’Accordo di Dublino per l’accoglienza delle richieste di asilo.

Ripercorrere la storia

Il 23 luglio 2009 l’isola aveva presentato ufficialmente domanda di adesione a cura del ministro degli esteri. La premier di allora, Jóhanna Sigurðardóttir, esponente del partito socialdemocratico, si diceva fiduciosa sull’ingresso dell’Islanda nell’Unione ipotizzando al massimo tre anni e mezzo di negoziati.

Il successivo 24 febbraio 2010 la Commissione europea diede parere favorevole all’inizio dei negoziati e il 17 giugno dello stesso anno il Consiglio europeo assegnò lo status di paese candidato a Reykjavík, facendo partire i negoziati il 27 luglio seguente.

Negli anni successivi  i negoziati tra Islanda e Ue si sono avvicendati senza particolari problemi tanto è vero che alla fine del 2012 undici su trentatré dei capitoli dell’acquis comunitario risultavano già chiusi. Il blocco avvenne nel 2013 quando alla vigilia delle elezioni parlamentari il governo islandese chiese il congelamento dei negoziati.

Il nuovo governo, guidato da Sigmundur Davíð Gunnlaugsson e sostenuto dai partiti progressista e dell’Indipendenza (due partiti euroscettici), prima sciolse il comitato per i negoziati di adesione il 22 agosto 2013 e successivamente, il 13 marzo 2015, ritirò la domanda di adesione portando alla perdita dello status di candidato.

La svolta

Il cambio di passo si è avuto in seguito alle elezioni del dicembre 2024 che hanno visto l’affermarsi del Partito socialdemocratico come prima forza del Paese con il 20,8% dei voti. La leader, Kristrún Frostadóttir è diventata premier di un governo sostenuto anche dai Riformisti, che hanno ottenuto il 15,8% dei voti, e dal Partito del Popolo, fermo al 13,85%, entrambi schieramenti di centro.

La proposta di referendum, appoggiata inizialmente dai Riformisti e condivisa poi dagli altri membri di governo, sarebbe stata accompagnata dall’istituzione di una commissione di esperti indipendenti per valutare i vantaggi e gli svantaggi relativi all’uso della corona islandese e le altre opzioni in termini di valuta.

L’impegno era quello di portare il Paese al voto entro il 2027, ma l’ufficializzazione della data del prossimo 29 agosto anticipa di quasi sei mesi la deadline: che sia il sintomo di una forte spinta europeista dalle parti di Reykjavík?

Cosa ne pensano in Islanda?

Stando agli ultimi sondaggi condotti dall’Istituto Gallup a marzo dello scorso anno, il 44,3% degli islandesi si dichiara favorevole all’ingresso nell’Unione europea, in salita rispetto al 35,6% di coloro che sono contrari a tale entrata nell’Ue; la restante parte afferma invece di essere neutrale oppure indecisa sulla questione. La maggior parte della popolazione, intorno al 70%, in aggiunta, si dichiara favorevole a sottoporre la questione in un referendum popolare, a prescindere da cosa voterebbe.

Sebbene le opinioni rimangano variabili tra il popolo, quello che sembrerebbe influenzare maggiormente il pensiero degli islandesi è il crescente clima di tensione nello scacchiere internazionale piuttosto che la semplice politica interna: entrare nella comunità europea significherebbe avere più peso nell’odierno panorama geopolitico globale.

Tra le questioni interne, invece, spiccherebbero una maggiore stabilità dei mercati e una minore volatilità del cambio, con  un conseguente abbassamento del costo della vita, tema inserito anche tra i principali obiettivi dell’alleanza di governo attualmente in carica.

Dati e curiosità

Se l’Islanda entrasse a far parte dell’Unione Europea, Reykjavík diverrebbe la capitale posta più a nord e più a ovest dell’Unione, superando rispettivamente Helsinki e Lisbona. Allo stesso modo, diventerebbe la capitale più distante  da un’altra capitale, con Dublino posta a 1497 km di distanza, e sarebbe, dopo Nicosia, quella più lontana da Bruxelles.

In aggiunta, in caso di ingresso, l’Islanda si troverebbe ad essere il Paese con il minor numero di abitanti e la minore densità abitativa avendo, invece, un PIL-pro capite a parità di potere di acquisto superiore alla media europea.

A cura di Giuseppe Marucci