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L’identità nazionale ucraina è davvero unita a quella russa?

Bandiere giallo-blu svettano ininterrottamente in moltissime piazze di tutto il mondo. Vi siete mai chiesti che cosa rappresentano i colori? La risposta, molto intuitiva, si può evincere dall’immagine di copertina. Il blu sta per il cielo e simboleggia la pace, il giallo sta per i campi di grano e simboleggia la prosperità. L’Ucraina (etimologicamente “regione di confine”) è ancora oggi un paese agricolo, chiamato da secoli il “granaio d’Europa”.

Seguendo la storia della bandiera si può risalire alle origini dell’identità nazionale ucraina che si è costruita nel corso di molti secoli. Putin e i suoi affermano l’inesistenza di questa identità e puntano a far credere che i russi e gli ucraini hanno alle spalle un’unità storica. Queste affermazioni, insieme ad altre ancora più gravi, mirano a negare il diritto degli ucraini all’autodeterminazione e fanno parte della propaganda del Cremlino per giustificare la necessità dell’invasione ucraina.

La Rus’ di Kiev

La capitale ucraina Kyiv, oggi tristemente la protagonista dei titoli dei giornali, è stata il centro del primo Stato slavo creato nel 882, la Rus’ di Kyiv. Nel 988 il sovrano Vladimir I si convertì con tutto il suo popolo al cristianesimo di Costantinopoli, da questo momento in poi iniziò l’influenza della Chiesa ortodossa nella cultura slava.

Battesimo di Vladimir I

Il Regno dopo due secoli di prosperità, caratterizzati da un commercio fiorente, conobbe un periodo di decadenza. A partire dal 1054 la Rus’ di Kyiv si disgregò in principati indipendenti: Galizia, Volinia, Černigov, Novgorod, Severskji, Perejaslav (chiamato anche Ucraina) e Kyiv.

Molto diffusa in rete è l’immagine delle quattro chiese e dei quattro boschi. Le prime fondate fra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo. I boschi sono quello che era Mosca nello stesso periodo, in quanto sarà fondata nel XII secolo, otto secoli dopo Kyiv. Il paragone esprime bene il senso dell’orgoglio ucraino, si dice: “La Rus’ siamo noi, siamo nati prima.”

I due popoli si sono sempre scontrati su questo tema per affermare la supremazia dell’uno sull’altro. Qual è la verità? Gli storici ritengono che l’esperienza del regno Rus’ di Kyiv sia la culla sia dei russi che degli ucraini.

A questo punto è sì vero che i due popoli hanno alle spalle un’origine comune, ma gli eventi successivi li portano a dividersi e a costruire ciascuno la propria identità.

I principati situati sul territorio ucraino, nati dalla fine della Rus’, nei secoli, furono invasi e dominati da una varietà di popoli diversi: mongoli, lituani, polacchi, svedesi e anche dall’impero austro ungarico. È per questo motivo che la cultura ucraina, a partire dalla lingua, si è sviluppata separatamente da quella russa.

Nel frattempo, Mosca è un Granducato fra il XIII secolo e il 1547, data in cui diventa Regno di Russia e infine dal 1721 evolve in Impero Russo.

Chi sono i cosacchi, gli avi degli ucraini?

Verso la fine del XV secolo entrano in scena i cosacchi (kozaky, termine turco che significa nomade, libero), un’antica comunità militare che viveva nella steppa dell’Europa orientale e che migra insediandosi in tribù lungo i fiumi Don e Dnepr, prendendo il nome di cosacchi Zaporoghi. In quel periodo il territorio ucraino era ripartito tra Granducato di Lituania, Moscovia e khanato di Crimea.

I cosacchi della Zaporižžja furono soggetti tra il 1583 e il 1657 alla corona polacca come parte del palatinato di Kiev. Nel 1648 Bohdan Chmel’nyc’kyi viene proclamato atamano (il capo con il più grande grado militare) dei Cosacchi e guida la rivolta contro la Polonia, riuscendo a costituire uno stato autonomo cosacco (vassallo dei polacchi). Nel 1654 l’atamano stipula un’alleanza con il Regno russo (trattato di Perejeslav) allo scopo di avere il sostegno militare del potere russo contro la Polonia. Da qui nasce una guerra russo-polacca che dura fino al 1667 (trattato di Andrusove) e che porta alla divisione dello stato cosacco in due: la zona alla riva destra del Dnepr diventa vassalla dei polacchi e quella a sinistra dei russi.

Lo stato cosacco rappresenta la prima esperienza di indipendenza di quello che è oggi lo Stato ucraino. Nell’inno, adottato per la prima volta nel 1917 durante la breve esperienza della Repubblica Popolare Ucraina, ci sono i seguenti due versi: “Daremo anima e corpo per la nostra libertà, e mostreremo che noi, fratelli, siamo di stirpe Cosacca.” Gli ucraini si considerano tuttora un popolo di cosacchi che ha lottato a lungo per non essere soggetto ai “padroni”.

L’impero russo

Nel 1721 l’Ucraina diventa una provincia dell’impero russo, diventando la fornitrice di grano e di grandi uomini illustri a Mosca. Questo nuovo assetto politico fu dettato dalla perdita da parte di Carlo XII re di Svezia, in alleanza con i cosacchi ucraini, della Grande Guerra del Nord con cui aveva fallito l’invasione della grande Russia.

Lo Stato cosacco fu soppresso all’inizio del XVIII secolo dai polacchi e nel 1764 dai russi della zarina Caterina. L’Impero russo non concesse le libertà promesse ai cosacchi, anzi nell’ultimo periodo zarista impose agli ucraini la russificazione (divieto di uso della lingua ucraina nella stampa e nel pubblico). Alla fine del XVIII secolo la dissoluta Polonia viene spartita tra Austria (ruteri era il nome usato per indicare gli ucraini delle regioni della Galizia e della Lodomiria) e Russia (Volinia e Podolia).

Tentativi di indipendenza e l’annessione all’URSS

Con questo assetto territoriale arriviamo alla Rivoluzione russa che porta una guerra civile in Ucraina. Dal 1917 al 1922 vengono proclamate diverse repubbliche sul suo territorio:

–        una Repubblica Nazionale dell’Ucraina occidentale nel territorio austro ungarico di lingua ucraina;

–        una Repubblica popolare ucraina con capitale Kyiv;

–        una Repubblica socialista sovietica ucraina con capitale Charkov che entrò nel 1922 a far parte dell’URSS.

Le prime due Repubbliche hanno vita breve: quei territori, infatti, vengono presto spartiti tra Polonia (le regioni ucraine entreranno nell’unione sovietica solo dopo la Seconda guerra mondiale) e URSS. Tuttavia, rappresentano un forte segnale di quanto sia matura la volontà di autodeterminarsi della Nazione ucraina.

Vladimir Putin lo scorso 21 gennaio ha affermato: “L’Ucraina moderna è stata interamente creata da Lenin e dai suoi è questo è stato un errore della Russia comunista”. Secondo lui sarebbe stato meglio avere una grande Russia, invece di concedere agli ucraini e anche ai bielorussi una propria Repubblica autonoma. Queste ultime avevano anche il diritto di secessione, previsto dall’articolo 24 della Costituzione sovietica, grazie al quale hanno potuto agli inizi degli anni ’90 disgregarsi dall’URSS.

La Repubblica socialista sovietica ucraina, in quanto parte dell’URSS, viene assoggettata alla collettivizzazione forzata della terra. Questo progetto ebbe l’effetto di causare una carestia immane, chiamata Holodomor (che significa uccidere per fame). Milioni di persone morirono di inedia tra il 1932 e il 1933 per colpa delle politiche e azioni di Stalin che il governo ucraino chiama come vero e proprio genocidio. Nel 2008 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione nella quale ha riconosciuto la carestia come crimine contro l’umanità. Questo delitto è fonte di grande risentimento del popolo ucraino verso le politiche sovietiche di Mosca.

L’indipendenza dell’Ucraina

Dopo la dissoluzione dell’URSS il 24 agosto 1991 l’Ucraina ha finalmente proclamato la sua indipendenza e ha adottato la bandiera gialla-blu (il vessillo è presente con questi due colori già a partire dall’Etmanato cosacco). 

Nel 1917 Mykhailo Hrushevsky un politico, accademico e storico ucraino nella sua opera “Chi sono gli ucraini e cosa vogliono” ha scritto: “Il popolo ucraino appartiene all’Europa occidentale o, in breve, semplicemente alla cerchia europea, non solo per la forza dei legami storici che hanno collegato la vita ucraina con l’Occidente per secoli, ma anche per la composizione stessa del carattere del popolo.”

E oggi?

L’Ucraina dopo 31 anni di indipendenza ottenuta dopo secoli di lotte ha subito il 24 febbraio 2022 un’invasione da parte della Federazione Russa su ordine di Vladimir Putin. Comunque la si guardi, questa azione militare è considerata illegittima, quindi è stata condannata dall’Occidente, dagli USA, dal Canada, dal Giappone e da altri paesi del mondo che hanno messo in campo delle sanzioni asprissime contro il Cremlino, sanzioni che mettono a dura prova la sua stessa esistenza.

L’Ucraina, secondo le regole internazionali, è uno Stato libero, indipendente e democratico che ha tutto il diritto all’autodeterminazione: può scegliere autonomamente con chi allearsi e se chiedere l’adesione alla NATO e all’UE. Il popolo ucraino ha risposto con coraggio agli attacchi, si è dimostrato unito e coraggioso nella lotta contro gli occupanti.

Molto spesso si tratta di una lotta fratricida, dati i legami molto forti tra i due Paesi. A fronte di questo, tuttavia, per il popolo ucraino pare non esserci alternativa all’uccisione pur di proteggere la propria libertà, messa in pericolo dai ripetuti bombardamenti a case, scuole, asili, orfanotrofi. Questa ennesima guerra non fa che aumentare i risentimenti degli ucraini verso i russi, visti come i perenni oppressori, coloro che vogliono cancellare la loro identità e rubare la loro terra. 

D’altro canto, l’UE si sta dimostrando unita e solidale nel sostegno al popolo ucraino, Ursula von der Leyen ha affermato: “Loro sono come noi e noi li vogliamo dentro l’UE”.

La strada per l’adesione non è ancora vicina, però potrebbe essere l’unica una via di salvezza dell’esistenza stessa dell’Ucraina

Articolo di Nadiya Antentyk