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Nuova Presidenza francese dell’UE: una falsa partenza?

Se la solennità di un momento si misurasse dal numero di giornalisti in sala stampa, la presentazione ufficiale del programma francese per la presidenza del Consiglio dell’Unione europea non avrebbe di certo fatto invidia alla notte degli Oscar. Il Presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha però dovuto accontentarsi del ruolo di comparsa, raggiungendo i cronisti europei con oltre un’ora e mezza di ritardo e avendo da offrire niente di meglio che gli appunti del discorso tenuto la mattina, davanti alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. Mercoledì è ufficialmente cominciato il semestre a guida francese, che intende mantenere tre promesse con l’Europa e il mondo: rendere l’Unione più democratica, avviare una nuova fase di progresso economico-sociale, e porla come punto di equilibrio nello scacchiere internazionale.

La discussione comincia con il tributo al Presidente David Sassoli, in un’aula ancora commossa e sconvolta dalla sua prematura scomparsa. 

Il Presidente della Repubblica, che a breve potrebbe lasciare l’Eliseo se non fosse rieletto nella prossima primavera, cinque anni fa si era presentato al mondo cantando l’Inno alla Gioia, la melodia che l’Unione europea ha fatto propria. Oggi, invece, attinge dal vocabolario parole molto forti: l’Europa sarebbe “fatiguée”, stanca. Semplicemente, così non si può andare più avanti. L’Europa ha imparato come “reagire”, ma non basta più. E allora, il Presidente francese guarda alla Conferenza sul Futuro dell’Europa come ad una sorta di catarsi istituzionale. Non poteva essere altrimenti:  si tratta pur sempre di una sua opera originale, anche se al momento la partecipazione e soprattutto la consapevolezza dei cittadini su quanto stia accadendo potrebbe non dargli ragione. Ma ci sarà tempo e modo per riflettere sull’ennesimo appuntamento mancato con la storia, visto che proprio in Francia nel 2001, prima della bocciatura referendaria del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, il suo predecessore Chirac aveva avviato una fase di ascolto, che si era però rivelata un sostanziale fiasco. Perché? Cattiva conoscenza e soprattutto scarsa informazione; quelle stesse colonne che forse si coloreranno in un sondaggio che riempirà lo spazio vuoto di qualche cassetto…

Tornando al discorso del Presidente Macron, certo non ha mancato di lirismo e riferimenti colti:l’Europa deve farsi promotrice di un modello culturale proprio, che sappia resistere alla tentazione di diluirsi nel mare della globalizzazione. Un modello che si compone di un retaggio culturale e morale comune, che attinge a piene mani nel passato. E a proposito di passato, tra le iniziative all’ordine del giorno del Presidente, ci sarebbe proprio la sua “riscrittura”. Secondo lui gli storici migliori dovrebbero riunirsi per riscoprire i legami antichi della “storia comune – cito – dalla quale noi tutti veniamo”. Certo, tra un po’ parleremo anche del diritto all’aborto, dell’ambiente e di relazioni esterne. Ma, in linea con quanto avviene in Francia, il Presidente della Repubblica ha più o meno esplicitamente fatto trapelare il suo sogno di scrivere una storia ancora più eurocentrica di quanto già non lo sia.

Cogliendo forse di sorpresa la Presidente Metsola, Macron ha poi proposto l’inserimento dellaborto nella Carta dei diritti fondamentali. L’idea è stata subito ribattezzata “Pacte Veil”, in ricordo di Simone Veil, sopravvissuta alla Shoah, eletta Presidente del Parlamento europeo e dal lungo corso politico. Alla fine degli anni ’90, da Ministra della Salute in un governo di destra, Simone Veil vinse la lotta per la depenalizzazione del reato di Aborto. Ma, al netto dei convincimenti di Macron, cambiano sensibilità etiche e religiose, modi di vivere, lungo l’asse est-ovest, che ancora rappresenta una faglia su molti temi identitari spinosi, come il ruolo della famiglia, delle donne così come del legame tra religione e Stato. Il secondo grosso impegno è invece quello ambientale e riguarda soprattutto la nuova proposta della Commissione europea sulla tassonomia verde, per il via libera – a certe condizioni – anche alla produzione di energia nucleare. Su questo punto, però, Francia e Germania sono separate in casa e, finché non si parleranno, sarà difficile ipotizzare un accordo. Dove invece il motore franco-tedesco vorrebbe accelerare è nel riconoscimento del potere di iniziativa legislativa al Parlamento europeo, oggi ancora soltanto della Commissione. Per questo, così come per il  diritto all’aborto, è difficile non immaginare una riforma dei trattati. Occorrerà quindi raggiungere un accordo a 27 e poi cercare voti nei parlamenti o tra i cittadini, per le procedure di ratifica. Vi sarà chiaro, quindi, che il tempo di riforma dell’Unione potrebbe superare anche quello in scadenza di uno dei suoi principali promotori.

L’ultimo dente su cui la Francia continuerà a battere è l’idea in naftalina dell’”Europe Puissance”. L’Europa potenza deve recuperare il ritardo competitivo nel settore dell’innovazione tecnologica e della regolamentazione delle piattaforme digitali. Ma soprattutto, l’Unione europea deve riscoprirsi ago della bilancia, nel delicato equilibrio tra potenze internazionali, su tutti: Stati Uniti, Cina e Russia. Verso quest’ultima, non è mancata una dichiarazione di intenti piuttosto vaga sulla questione ucraina, sebbene il principale problema resta che l’Unione europea non sia stata neanche invitata al tavolo dei grandi, mentre Biden e Putin risolvono al telefono le crisi internazionali. L’obiettivo è il mantenimento dello status quo, che significa “Pace”. Anche aumentare la presenza dell’Europa in Africa, per ridurre l’immigrazione irregolare ed avviare un nuovo dialogo nel Mediterraneo allargato, dovrebbero favorire la Pace. Non sarebbe la prima volta che un Presidente francese lanci questo genere di messaggi, spesso lasciando trasparire una certa inquietudine da ex potenza coloniale. 

Un’ultima considerazione, prima di lasciarci. Dopo che per un’ora sono stati richiamati il rispetto dello stato di diritto e l’importanza della stampa libera, non si possono liquidare in quattro e quattr’otto i giornalisti presenti in sala e collegati da remoto. Avremmo voluto fare le nostre domande. Se è vero,come dice Macron, che i “militari non possono aspettare che resti qui”, così come ascoltato dai colleghi di TotalEU Production, è anche vero però che l’Unione nasce proprio per evitare che potessero essere ancora Colonnelli e Generali a comandare. Non un granché, come inizio.

Qui trovi anche il podcast a cura di Paolo Cantore!