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Intervista al pianista Andrea Bacchetti

Abbiamo intervistato Andrea Bacchetti, un pianista che ha iniziato la sua carriera di musicista da bambino e che si è esibito nei più importanti festival e nelle maggior sale di tutto il mondo. Ha suonato con prestigiose orchestre e ha inciso una vasta discografia tra cui spiccano le interpretazioni di Cherubini, Scarlatti, Bach e Berio. In questa intervista il maestro ci racconta che cosa sia per lui la musica e come sta affrontando la particolare situazione che stiamo vivendo a causa del covid-19.

Maestro, come descriverebbe il Suo lavoro a chi non La conosce? Una grande passione. La musica per farla seriamente bisogna sentirla dentro e viverla intensamente; giorno dopo giorno, spesso anche di notte. E’ un qualche cosa che non ha orario, fa parte di te stesso, che ti assorbe totalmente; che ti fa anche arrabbiare, qualche volta, perché non riesci ad ottenere quello che vuoi; che senti nel cuore, nello spirito, nella cultura, nella storia, nella tradizione ma che per arrivarci spesso bisogna soffrire!

Proseguiamo con una domanda ampia e complessa, ma, se dovesse rispondere in poche parole, cos’è per Lei la musica?
Come ho detto sopra: TUTTO. Ho imparato prima a leggere le note che le lettere dell’alfabeto. Ero piccolo: i miei dicono che avevo 4/5 anni. Quando sono a casa studio e suono quasi tutto il giorno. Il concetto è quello del “crescendo in continuo”: cioè non si finisce mai di imparare, di capire, di scoprire, di leggere dietro le note. Ho avuto la fortuna di conoscere e studiare con musicisti di grande fama internazionale (Karajan, Richter, Magaloff, Berio, Baumgartner, ecc) che soprattutto, anche nella loro non proprio più giovanissima età, dimostravano sempre grande entusiasmo, che mi hanno trasmesso, alla “scoperta” di cose, interpretazione, pensiero, espressioni sempre diverse, sempre nuove, sempre straordinarie! Sono state esperienze indimenticabili che, oggi, ri-vivo con sempre maggiore commozione.

Le sue interpretazioni di Bach sono particolarmente rinomate: come descriverebbe la musica di questo autore e quali sono gli elementi che La avvicinano a essa?
Io vivo con Bach da sempre. Al mattino è un po’ come la colazione. Non riesco a partire se prima non me ne sono fatto una buona scorta. Ho cominciato a leggere le Variazioni Goldberg che avevo circa 9 anni; la prima volta in pubblico le ho eseguite a 19. Così come le Suite, le Partite, e via via un po’ tutta la sua musica. Adesso mi sto dedicando al Clavicembalo Ben Temperato. Un’opera monumentale, enorme, difficilissima; non solo da imparare – nel senso stretto di eseguire le note – ma per capire, rendersi conto, di tutto quello che Bach ci ha voluto dire con questo capolavoro. Berio, uno dei più grandi compositori del nostro tempo, mi diceva sempre che anche lui è partito da lì e che tutto, comunque, ruota sempre attorno ai suoi principi fondamentali poi, via via, approfonditi nel tempo fino alla musica dei giorni nostri. Per anni, proprio su una idea di Berio, ho eseguito in mezzo mondo un programma “Bach-Berio” che avvicinava, per esempio, Le Suite, alla Sequenza o ai Six encores… Un programma bellissimo, che mi affascinava e che mi affascina molto ancora oggi e credo sempre attualissimo. Naturalmente il tutto senza dimenticare gli altri grandi compositori da Mozart a Beethoven, da Schubert a Chopin.

L’emergenza sanitaria causata da covid-19 ha portato alla sospensione degli spettacoli e della musica dal vivo: che conseguenze ha avuto sulla Sua tournée? Anche Lei sta organizzando o partecipando ad esibizioni in diretta online?
Il Corona virus è stato un dramma per me come per tantissimi musicisti. Non mi riferisco, ovviamente, in questo contesto, agli aspetti legati alla salute, all’economia, alla vita di tutti i giorni che sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti. Dal punto di vista artistico per me come, credo, per tanti
musicisti, non poter suonare in pubblico, non poter vivere quell’emozione che è il palcoscenico, le prove ed il lavoro, il confronto costruttivo e coinvolgente con altri musicisti, direttori, solisti, cantanti, ecc. E’ come perdere la vita. Ti sembra di essere inutile. Incredibile, anche dal punto di vista psicologico come la mancanza del pubblico, la sensazione di riuscire ad emozionarlo con le tue esecuzioni, di vivere insieme con una grande orchestra, un grande direttore un concerto di Beethoven, o da solo una Suite di Bach, le sonate di Mozart, gli studi di Chopin ovviamente con tutta la paura e l’emozione che ti “attaccano” prima del concerto e che spariscono dopo che hai fatto poche note quando la “Musica” ti avvolge completamente… Incredibile: per me è la prima volta. Certamente ho fatto e continuerò a fare esibizione online e lo faccio anche molto volentieri, soprattutto, se penso che possano servire per ricavare contributi da donare a strutture sanitarie, sociali, umanitarie che in questo momento ne hanno molto bisogno… Molto volentieri.

In un momento così particolare, secondo Lei che ruolo hanno la musica e i musicisti?
Purtroppo siamo confinati tutti in casa. E dobbiamo assolutamente farlo per noi, per i nostri famigliari, per tutta la comunità! Io spero che l’ascolto di un bel concerto da un CD o da un DVD ci aiuti molto, ci faccia vivere (almeno in parte) l’emozione della presenza in Teatro. Un po’ ovviamente come vedere un bel film o leggere un bel libro. A me la sera, prima di addormentarmi, piace ascoltare le esecuzioni dei grandi che hanno fatto la storia. Non solo mi fa riflettere, imparare, scoprire cose nuove, ma qualche volta mi fa ritornare bambino quando cominciai con Bach, Mozart, Chopin, ecc… Sono belle emozioni in questo momento difficile.