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Bridgerton e la “pop-regency era”

Dearest gentle reader,

è cosa nota e universalmente riconosciuta che la cosiddetta Regency Era, ovvero il periodo storico che caratterizza l’Inghilterra dei primi anni dell’800, ha da sempre suscitato un grande fascino.

Bisogna quindi procedere con estrema cautela quando si producono adattamenti cinematografici ambientati in quest’epoca per non rischiare di attirare su di sé le critiche degli appassionati del genere.

A tal proposito, come si sta difendendo Bridgerton?

Dai libri alla serie TV

Tratta dalla catena di romanzi rosa dei primi anni 2000 scritta da Julia Quinn, Bridgerton è la serie TV firmata Shondaland (dal nome della direttrice Shonda Rhimes) più discussa degli ultimi tempi.

Sbarcata su Netflix nel 2020, le prime due stagioni sono riuscite ad oscurare, per numero di visualizzazioni e share, persino altri prodotti più noti della casa di produzione, quali Grey’s Anatomy e How to Get Away with Murder.

I romanzi seguono le vicende, gli amori e gli intrighi di palazzo in cui sono coinvolti gli otto rampolli di casa Bridgerton: non è quindi inverosimile aspettarsi altrettante otto stagioni della serie TV, nonostante al momento la conferma non sia ancora arrivata.

Ma da Netflix bisogna aspettarsi di tutto, soprattutto considerato il successo del prodotto!

Analogie forse troppo azzardate

Che cosa succede se si uniscono i romanzi di Jane Austen a Gossip Girl e Downton Abbey?

Bridgerton sembra essere proprio il calderone di alcune tra le serie TV più amate (e odiate) di sempre: se da un lato la trama ricorda molto da vicino il tormentato amore tra Mr Darcy ed Elizabeth narrato in “Orgoglio e Pregiudizio”, dall’altro l’espediente di una voce narrante fuori campo (Lady Whistledown) e il ruolo che i segreti e i pettegolezzi hanno nel districarsi delle vicende non possono che richiamare alla memoria le ben più moderne Gossip Girl e Downton Abbey.

Il tutto farcito da un pizzico di 50 sfumature di grigio: dato non trascurabile, se si pensa che le scene e i dialoghi diventati più virali sono proprio quelli a sfondo sessuale.

Bridgerton-mania

Ma perché il pubblico è così attratto dalla Regency Era?

Di certo gli abiti suntuosi di quest’epoca recano un punto a favore all’ambientazione storica, la cui fama è stata suggellata per sempre dalla fortuna dei romanzi di Jane Austen: si pensi solamente che alcune tra le più famose case di moda mondiali stanno lanciando collezioni ispirate all’epoca vittoriana, in cui corpetti, maniche a sbuffo e tinte pastello la fanno da padroni.

Eppure, ciò che più attrae di questo particolare periodo storico sono proprio le usanze, tutte votate alla moderazione (anche se solo apparente): non è un segreto, infatti, che i personaggi dei romanzi austeniani abbiano un’eccezionale capacità nel mascherare il disprezzo e le offese reciproche tramite insinuazioni educatamente addolcite, come richiedono i buoni costumi dell’epoca.

Il successo di Bridgerton sta proprio nell’aver saputo unire questo fattore ad una buona dose di trash, che non guasta mai (o perlomeno, fa parlare di sé).

Jane Austen, perdonaci

Più che di Regency Era, in realtà, si dovrebbe parlare di Pop-Regency Era: i baci infuocati tra i protagonisti, i make-up stravaganti o i balli sulle note di celebri canzoni pop di Madonna o Miley Cyrus non possono, infatti, essere considerati propriamente ottocenteschi.

Quello di Bridgerton è un mondo creato ad hoc, in cui le raffinate soirées della nobiltà inglese si fondono con il vizio, tipico della cinematografia americana, di romanzare e idealizzare alcune epoche storiche.

Se da un lato la serie è stata definita come anacronistica e poco rispettosa del genere, dall’altro è pur vero che Bridgerton non si pone alcuna pretesa di realismo storico e, perlomeno, ci ripaga di tutti quei baci mancati tra i protagonisti dei nostri romanzi preferiti di cui tutti noi, almeno una volta, avremmo voluto leggere.

Quindi perdonaci, Jane Austen, ma invano abbiamo lottato. Non è servito. I nostri sentimenti (per Bridgerton) non possono essere repressi.

Irene Centola