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#SWFF – Il doppio racconto di “Quo Vadis 2020”

Il documentario Quo Vadis 2020 del giovanissimo, ma già super premiato, Gabriele Fabbro, classe ‘96, è un doppio racconto: Il primo mette in luce un’Italia che fatica a cambiare ed evolversi restando così aggrappata a degli stereotipi per giustificare l’immobilità e la difficile situazione del paese, il secondo più introspettivo che ci permette di analizzare sogni e paure dei protagonisti.

Diviso in sette capitoli perfettamente amalgamati tra di loro, il documentario di Gabriele fa si che anche lo spettatore possa ritrovarsi negli stessi dubbi e paure che affliggono Ydalie Turk, Jessica Ghitis, Olivia Matterson, Jimmy Chen e Melanie Wick, protagonisti del documentario.
Qual è il mio posto nel mondo, quale ha il sapore di casa, è giusto rincorrere i proprio sogni? Domande che tutti noi giovani continuiamo a porci giorno dopo giorno proprio come facevano i suoi attori, senza trovare alla fine una risposta che sia capace di annullare quell’orribile timore verso la vita e sensazione di inadeguatezza.

Dettagli per tutti

Proprio quel senso di inadeguatezza dei personaggi, di non appartenenza ad un vero luogo e l’immobilità del paese viene perfettamente spiegata allo spettatore anche tramite l’attenzione ai particolari catturati proprio con la macchina da presa e la fotografia.
La pioggia, la foglia che cade nell’acqua, gli occhi degli attori raccontano perfettamente tutte le sensazioni ed emozioni che Gabriele voleva far emergere.

Grande importanza e momento di riflessione è dato anche dalla sequenza che cattura le immagini delle inondazioni a Venezia, contenente rari passi di una delle più grandi inondazioni della storia di Venezia, quella avvenuta nell’Ottobre 2018.

Attaccati allo schermo

Proprio quei particolari, i temi affrontati creano un mix perfetto, capace di renderci, già dalla prima scena, coinvolti nella sua storia.
Immediatamente c’è la sensazione che i sentimenti, le perplessità, le angosce che affliggono i personaggi di Quo Vadis 2020 siano proprio le nostre e che in realtà Gabriele su quella pellicola abbia messo quello che abbiamo nascosto nel nostro inconscio.
Chi di noi non ha mai avuto la sensazione di non appartenere a nessun luogo? In fondo è così, siamo alla costante ricerca di qualcosa senza però sapere veramente cosa cercare e per farlo abbiamo il bisogno di andare via di casa, di essere cittadini del mondo, perché in fondo casa ci sta stretta, ma quando poi siamo lontani dai luoghi del cuore quelli ci mancano da togliere il fiato e così anche il nuovo posto comincia a starci stretto.
Si deve poi fare i conti con un’altra realtà, quella fatta da stereotipi e convenzioni che fanno si che il percorso di noi giovani sia ancora più complicato.
Oltre a confrontarci con i nostri demoni si deve infatti lottare anche con una società che spesso non è predisposta al cambiamento, potremmo dire immobile, e che crede che combattere per far realizzare i propri sogni non sia sempre giusto anzi, decisamente una perdita di tempo, nonché un modo per non affrontare la vita e le proprie responsabilità.

Insomma Quo Vadis 2020 è decisamente un documentario da non perdere e che ci da la possibilità di riflettere e in un certo senso sentirci meno soli.

Daniela Paparone e Ivan Pahcito.