Si è svolto il 9 giugno il secondo incontro di ARCE Veneto – Comunità Educanti Inclusive e Solidali, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali (avviso n. 2/2024), occasione di confronto tra rappresentanti del mondo associativo, delle Pro Loco e delle realtà impegnate nella costruzione di comunità educanti sul territorio Veneto.
All’incontro hanno partecipato Rino Furlan, presidente di UNPLI Veneto, Erika Follador Segreteria Unpli Veneto, Ornella Vezzaro della Pro Loco di Montecchio Maggiore, Francesca Bertolin presidente Pro Loco Fregona, Fulvia Giacco di UNPLI Nazionale e Francesca Cecconi per Radio ConVerGente e Polimorfica APS ed altri referenti della rete.
Tra i temi affrontati, il monitoraggio delle attività progettuali e il coinvolgimento delle organizzazioni aderenti nella compilazione del questionario previsto per la mappatura ARCE, fondamentale per raccogliere dati e misurare l’impatto sul territorio.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi riguarda però la prospettiva futura della rete. Il Ministero è infatti prossimo alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa con ARCE e UNPLI finalizzato alla creazione di Hub Territoriali delle Comunità Educanti.
L’obiettivo è ampliare la partecipazione anche a soggetti che non fanno parte formalmente del progetto, ma che condividono finalità educative, culturali e sociali. Un modello già sperimentato in altre regioni e che potrebbe
consentire di coinvolgere musei, enti culturali, associazioni e realtà territoriali interessate a contribuire alla crescita delle comunità educanti.
L’esperienza di Montecchio Maggiore: il turismo inclusivo come motore di crescita
Tra le testimonianze più significative dell’incontro, quella portata da Ornella Vezzaro, che ha raccontato il percorso avviato dalla Pro Loco di Montecchio Maggiore negli ultimi anni.
La realtà vicentina ha progressivamente trasformato la propria attività, superando il modello tradizionale legato esclusivamente all’organizzazione di eventi e sagre per sviluppare un’offerta strutturata di servizi culturali e turistici durante tutto l’anno.
Il territorio può contare su importanti attrattori, come Villa Cordellina Lombardi, celebre per gli affreschi del Tiepolo, e sui due castelli che caratterizzano il paesaggio cittadino, insieme a siti archeologici e museali.
L’arrivo della pandemia ha rappresentato una sfida, ma anche un’occasione per ripensare il ruolo della Pro Loco. Attraverso percorsi formativi dedicati, corsi di primo soccorso, antincendio e comunicazione, l’associazione ha investito sulle competenze delle persone coinvolte nelle attività, arrivando oggi a garantire opportunità lavorative distribuite lungo tutto l’arco dell’anno.
Particolarmente significativo è il lavoro svolto sul fronte dell’inclusione. Grazie anche alla collaborazione con l’esperto Roberto Vitali, sono stati sviluppati percorsi orientati all’accessibilità e all’accoglienza di pubblici differenti, compresa la formazione del personale sulla Lingua dei Segni.
Sul territorio si stima la presenza di oltre 18.500 persone con esigenze specifiche legate alla disabilità, un dato che ha spinto la Pro Loco a considerare l’inclusione non come un’attività aggiuntiva, ma come un elemento strutturale della propria offerta.
L’associazione collabora inoltre con università e percorsi di tirocinio, offrendo occasioni concrete di crescita professionale ai giovani. L’accesso a bandi regionali e alle opportunità del Terzo Settore ha consentito di inserire
nuove figure ogni anno, generando un circolo virtuoso che favorisce la formazione, l’innovazione e
il ricambio generazionale all’interno dell’organizzazione.
Da questa esperienza emerge chiaramente come un Hub territoriale dedicato all’inclusione possa rappresentare una naturale evoluzione del lavoro già svolto, mettendo in rete competenze, servizi e opportunità a beneficio dell’intera comunità.
Le Grotte del Caglieron: quando l’inclusione diventa esperienza quotidiana
Altrettanto significativa la testimonianza di Francesca Bertolin, presidente della Pro Loco di Fregona che ha raccontato il percorso sviluppato attorno al Parco delle Grotte del Caglieron.
Dal 2019 il sito è gestito in forma strutturata per conto dell’amministrazione comunale. Si tratta di
un contesto naturale di grande fascino, ma caratterizzato anche da evidenti complessità sul piano
dell’accessibilità, dovute alla presenza di sentieri, dislivelli e passerelle in legno.
Proprio da queste criticità è nato un importante percorso di innovazione sociale. Durante la
gestione del parco sono stati coinvolti due giovani con fragilità cognitive. L’inserimento è iniziato
attraverso collaborazioni e percorsi formativi, ma il valore dell’esperienza ha portato a una scelta
precisa: includerli stabilmente nell’organizzazione. Uno dei due è stato assunto, mentre l’altro ha
proseguito il proprio percorso attraverso uno stage ITS.
La crescita professionale dei ragazzi è stata costruita valorizzando capacità e caratteristiche
individuali permettendogli così di operare oggi in contesti lavorativi ordinari, dimostrando come
l’inclusione autentica non coincida con la creazione di ambienti protetti, ma con la possibilità di
partecipare pienamente alla vita professionale e sociale.
L’attenzione all’accessibilità si è estesa anche alla fruizione del sito. Grazie alle attività formative
sviluppate nell’ambito del progetto EVENTI e ai percorsi realizzati con Roberto Vitali, sono stati
progettati strumenti dedicati alle persone ipovedenti: percorsi multisensoriali, mappe tattili e
geografiche, contenuti accessibili tramite QR Code, tecnologie NFC e supporti in Braille.
Il parco è inoltre diventato uno spazio educativo aperto alla comunità. In collaborazione con i
servizi sociali vengono accolti durante il periodo estivo ragazzi provenienti da situazioni familiari
fragili.
Particolarmente interessante è anche il coinvolgimento delle scuole. Un progetto ha visto
protagonisti 36 studenti della scuola secondaria di primo grado, impegnati nella realizzazione di
visite guidate dedicate al parco. I ragazzi hanno studiato il territorio, prodotto materiali e oggetti
promozionali e contribuito attivamente alla valorizzazione del patrimonio locale, sperimentando in
prima persona il significato di cittadinanza attiva.
Da questa esperienza è nato anche un concorso dedicato alla sostenibilità che, negli anni, si è
trasformato in un vero e proprio festival capace di coinvolgere circa 30 classi e oltre 600 studenti.
Un percorso che ha saputo attrarre partner del territorio, istituti di credito e ospiti di rilievo
internazionale, tra cui il divulgatore Angus McKey, rafforzando ulteriormente il legame tra
educazione, ambiente e partecipazione.
Costruire reti per generare opportunità
Le esperienze presentate durante l’incontro dimostrano come il concetto di comunità educante
possa tradursi in azioni concrete capaci di produrre inclusione, occupazione, crescita culturale e
sviluppo territoriale.
Dalla valorizzazione del patrimonio culturale all’inserimento lavorativo di persone fragili,
dall’accessibilità all’educazione ambientale, emerge una visione comune: fare rete significa creare
opportunità che vanno oltre il singolo progetto e diventano patrimonio condiviso delle comunità.
La prospettiva dei futuri Hub Territoriali rappresenta quindi un passaggio strategico per consolidare
queste esperienze, favorire nuove collaborazioni e ampliare il numero dei soggetti coinvolti nella
costruzione di comunità sempre più aperte, inclusive e partecipative.
Il form per la mappatra è disponibile al link https://forms.gle/yyvpCLvUC4hLFd1S8
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