Si è svolta ieri, venerdì 23 ottobre, la seconda serata della 49ª edizione del Premio Tenco, il più prestigioso riconoscimento italiano dedicato alla canzone d’autore, istituito nel 1974 e organizzato annualmente dal Club Tenco nella cornice del Teatro Ariston di Sanremo.
Quest’anno la rassegna, incentrata sul complesso e attuale tema dell’Intelligenza Artificiale, si intitola “Dio è morto”, evidente richiamo all’omonimo e celebre brano di Francesco Guccini.
Il “Maestrone” è stato ricordato in più occasioni nel corso della serata: menzionato in apertura dalla conduttrice Chiara Buratti (volto di Rai Cultura), è stato poi inserito nei ringraziamenti dal giornalista e saggista Andrea Scanzi.
Insignito del Premio Tenco per il suo contributo come operatore culturale, Scanzi ha voluto dedicare il riconoscimento a figure fondamentali per la sua formazione professionale e umana: Giorgio Gaber e lo stesso Guccini.
Anche la cantautrice Paola Turci, salita sul palco per ritirare il Premio Tenco alla carriera, ha reso omaggio al cantautore emiliano interpretando L’Avvelenata, uno dei pezzi più iconici e dissacranti del suo repertorio. Per la Turci si è trattato di un «atto dovuto» a seguito di una piccola defaillance avvenuta nei giorni precedenti proprio a Sanremo, quando aveva dimenticato un verso del testo.
Accompagnandosi con chitarra e voce, l’artista ha ripercorso alcuni dei momenti salienti della sua storia musicale proponendo cinque brani: Volo così, da lei definita la sua prima rinascita; Bambini, una scelta che ha descritto come «benedetta da Dio e da tutte le persone meravigliose che abitano questo mondo»; Manchi e Va bene così, due estratti dal suo lavoro più recente; L’Avvelenata, in omaggio a Guccini.
Il riconoscimento alla carriera — accolto dall’artista con profonda gratitudine ed emozione — è arrivato inaspettato, in concomitanza con la pubblicazione del suo nuovo album Amore a dismisura, giunto dopo ben sette anni di silenzio discografico.
La conduzione della serata è stata affidata a Chiara Buratti, con uno stile lineare e misurato. Ampio spazio è stato riservato ai giovani talenti emergenti: ad aprire la scaletta è stata la talentuosa Sara Gioielli, seguita dai Satantango, duo cremonese formato da Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi.
Sul palco dell’Ariston sono poi saliti i Santamarea, promettente ensemble proveniente dalla provincia di Palermo, e la cantautrice e polistrumentista torinese Francamente (al secolo Francesca Siano).
Tra i momenti più attesi c’è stata l’esibizione di Anastasio, che ha proposto una riflessione sul rapporto tra uomo e tecnologia tratta dal suo lavoro Le macchine non possono pregare, perfettamente in linea con il tema conduttore della rassegna.
Se le macchine non possono pregare, ieri sera hanno però dimostrato di sapersi “ribellare”: a causa di alcuni improvvisi problemi tecnici, il rapper campano è stato costretto a ripetere l’inizio della performance più volte prima di poter portare a termine l’esibizione.
Nonostante il leggero imbarazzo e l’esitazione iniziale, Anastasio ha confermato la sua grande professionalità gestendo la situazione sul palco fino al ripristino dell’impianto audio, regalando infine un’esecuzione potente che ha dimostrato ancora una volta quanto la parola e la libertà d’espressione possano essere incisive.
A chiudere in bellezza la serata sono stati Manuel Agnelli e gli Afterhours, invitati sul palco per ritirare anch’essi il Premio Tenco alla carriera. Con quarant’anni di storia all’attivo, la band si riconferma uno dei pilastri imprescindibili del rock alternativo italiano, capace di unire l’energia viscerale dei propri live a una scrittura poetica, d’impatto e mai banale, degna chiusura di una serata ricca di musica d’autore.