ACAB: un ritorno in grande stile con un vestito (quasi) nuovo

Trama di un passato recente

Da pochi giorni è disponibile su Netflix, per la regia di Michele Alhaique, la versione seriale di ACAB, libro bestseller di Carlo Bonini e film di successo di Stefano Sollima.

Tutto inizia in Val di Susa quando il III gruppo del Reparto Celere di Roma è in servizio per contenere le manifestazioni contro la realizzazione della TAV: qui accade qualcosa che rappresenterà il filo conduttore dell’intera serie con tutte le conseguenze del caso.

Personaggi: tra ritorni e nuove scoperte

A quasi 10 anni di distanza dal film ritroviamo Mazinga, magistralmente interpretato da Marco Giallini. Un Mazinga diverso, che cambia con l’età, dall’esuberanza iniziale fino ad arrivare ad una pacatezza quasi messianica. “Nascono tutti incendiari e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri” direbbe Rino Gaetano.

A fare da contrasto a Mazinga abbiamo il nuovo comandante Michele Nobili, interpretato da un bravissimo Adriano Giannini. Nobili è portatore di una visione più progressista del lavoro del celerino, improntata meno alla cieca violenza e più ad una visione di giustizia. Nel corso della stagione però succederà qualcosa che potrebbe invertire la rotta.

Altro personaggio scritto meravigliosamente è quello di Marta, l’unica presenza femminile del III Reparto. Marta è una madre single con un passato burrascoso alle spalle fatto di abusi e violenze subite dall’ex marito. Un personaggio fondamentale e con un carattere che sa essere al contempo fragile e tremendamente duro.

Regia, fotografia ed altre scelte perfette

Ma parliamo finalmente della regia: Michele Alhaique ha fatto un lavoro eccezionale dal punto di vista tecnico, le scene degli scontri sono veramente ben fatte, un inno al realismo.

La fotografia è un altro punto di forza di questa serie: le scene in esterna riescono a dare un senso di pathos, un clima di tensione che ha lo scopo di immergere totalmente lo spettatore all’interno di quel mondo.

Ottima la scelta della colonna sonora: da Margherita Vicario a Lucio Dalla, passando per Noyz Narcos e gli Agar Agar, anche se manca la scelta iconica, come fu Police on my back a suo tempo per il film. Ottime scelte musicali ma si sa, le serie Netflix difficilmente sbagliano.

Considerazioni e speranze

ACAB è una serie complessa che riesce ad affrontare temi del nostro quotidiano offrendo diversi punti di vista a chi guarda. Non è un poliziesco, non è un teen drama, non è un thriller ma un mix di tutti questi generi, ben riuscito.

È una serie sull’ umanità più varia, dove non esistono gli assoluti ma esistono le sfumature, in cui da un secondo all’altro può veramente cambiare tutto.

La speranza è che nella vita vera sia la giustizia, quella sincera, pura a trionfare. Quella giustizia che non fa distinzioni tra divise o abiti civili. La speranza che “La legge è uguale per tutti” non sia solo una scritta nelle aule dei Tribunali ma la pura realtà.

Luigi Argenio