Nel 2021 esce su Netflix Squid Game, una serie coreana scritta e ideata da Hwang Dong-hyuk, che in poco tempo e disponibile in tutti i paesi raggiunge 260 milioni di persone. È un record assoluto, la serie Netflix più vista di sempre, un primato tuttora imbattuto. Ricordiamoci, il mondo è reduce da una pandemia che, tra lockdown, distanziamento e zone a colori ci ha abituato agli esami a distanza, alle relazioni a distanza, allo smart working e alla spesa da casa, ai trend virali e a consumi nuovi, la serialità, ad esempio. E Squid Game è l’evento seriale più chiacchierato, un gioco mortale dove il montepremi cresce man mano che i giocatori, rinchiusi in una prigione dai colori pastello presidiata da decine di guardie armate, vengono eliminati, che tu abbia perso una prova – e significa l’esecuzione istantanea – o venga tradito da un compagno di squadra che ti pugnala alle spalle. E in questa arena si muovono centinaia di uomini e donne disperati, sommersi dai debiti, a cui viene offerta una chance: riscattarsi una volta per tutte, a patto di entrare nel gioco e sopravvivere.
Benvenuti Giocatori
Noi seguiamo la vicenda di Seong Gi-hun, che vive ancora con sua madre, è ludopatico e divorziato, ha una figlia con cui tenta invano di mantenere un rapporto ed è indebitato fino al collo. L’occasione giunge quando Seong incontra un uomo misterioso alla stazione della metro, che gli propone delle piccole scommesse a soldi. Dopo una serie di tentativi fallimentari e impossibilitato a pagare gli viene proposto di mettere in palio il suo corpo. Seong viene schiaffeggiato ad ogni sconfitta finché con un colpo di fortuna riesce a vincere. L’uomo gli propone dunque una sfida più seria, lo Squid Game. I concorrenti si rendono conto che la posta in gioco è la vita ma il montepremi è elevato, si tratta di miliardi di yen, 100 milioni per ogni giocatore eliminato. L’etica collettiva va ben presto in frantumi, sfidando lo spettatore, che si immedesima nei protagonisti ma, al tempo stesso, li osserva voyeuristicamente, dalla stessa prospettiva delle videocamere di sorveglianza, sparse ovunque, che monitorano senza sosta i giocatori, intenti a superare una serie di sfide ispirate ai giochi dell’infanzia, come Un due tre stella o il gioco delle biglie.
Alleati e nemici
La serie si dipana prevalentemente all’interno del gioco, seguendo da vicino il protagonista e alcuni comprimari; all’esterno, un giovane poliziotto infiltrato nella prigione tenta di sventare l’enorme macchina di morte. All’interno, alleati e nemici si combinano e si fondono, per poi affrontarsi ai giochi, in un crescendo di tensione, nel segno della brutalità e della violenza. Tra un gioco e l’altro, è il dormitorio il solo luogo apparentemente sicuro, in cui i concorrenti vivono attendendo la sfida seguente. È nel dormitorio che si costruiscono e distruggono alleanze, che si sopravvive alle incursioni degli altri concorrenti.
Il massacro è inevitabile mentre Seong, interpretato magistralmente da Lee Jung-jae, cambia radicalmente persona: inizialmente gioviale e un po’ ingenuo, senza piani né motivazioni, l’uomo si trasforma in un leader risoluto, determinato a sopravvivere e a far sopravvivere chi è al suo fianco. Ma è proprio quella traccia di umanità, che va scomparendo man mano in ognuno dei giocatori, ad essere in pericolo nello Squid Game, e che Seong lotta per conservare a tutti i costi.
Bentornato Giocatore 456
Sono passati tre anni e nel dicembre del 2024 esce la seconda stagione, i consumi domestici degli spettatori non sono più quelli del 2021 ma le domande che ci siamo posti alla fine della prima meritavano delle risposte. L’uomo che sopravvive allo Squid Game ha ben poco del Seong conosciuto prima di entrare nei giochi. È vivo certo, ma segnato visceralmente da ciò che ha visto e fatto. Il suo unico scopo è spazzare via lo Squid Game, e per farlo è disposto a rigiocare. Un nuovo ventaglio di alleati e amici e nuove sfide, la gola dello spettatore è soddisfatta, con qualche battuta e alcuni personaggi che strizzano l’occhio al politicamente corretto, una rappresentazione degli individui più inclusiva, senza risultare forzata. La linea secondaria continua a ruotare attorno alle indagini del poliziotto presente nella prima stagione, accompagnato stavolta da mercenari armati fino ai denti, in una vera e propria caccia all’uomo.
La serie è tronca – la seconda parte uscirà a giugno – e mentre viene già annunciato il remake americano diretto da Fincher e si diffondono in rete immagini create dai fan di un multiverso Squid Game targato Netflix, fatto di sequel e spin-off, riconosciamo senza fatica una certa ricorsività nelle svolte narrative, pressoché le stesse della prima stagione, ma viste stavolta da più punti di vista.
Bilancio finale
La formula generale della prima stagione ha funzionato, quindi via libera ai rimaneggiamenti per questa seconda stagione: la struttura modulare delle sfide, e il desiderio di conoscenza che ne scaturisce – è Battle Royale, niente di nuovo ma questo non è rilevante – al fianco di una dimensione reality all’interno del dormitorio, bilanciano perfettamente la narrazione. È proprio una simile accoppiata che genera quella leggera dipendenza che ha colto buona parte degli spettatori della serie. Senza esagerare, parliamo, in base a stime non verificabili, di milioni e milioni di utenti, complici pure le interpretazioni dei protagonisti, di alto livello e un comparto tecnico godibile e d’impatto. La seconda stagione funziona, non c’è dubbio, ma forse si indebolisce – ed è il peccato più grave – la critica al fenomeno dell’indebitamento nel paese, al divario salariale crescente e alle disparità che scaturiscono da questo. Sì, perché come ricordano nella prima stagione, sopravvivere agli Squid Game è più semplice che sopravvivere là fuori, nel mondo vero.
Piermaria Rasetti