La Bulgaria entra nell’Euro, ma è tutto oro quel che luccica?

Lo scorso 1° gennaio la Bulgaria ha ufficialmente adottato l’euro come valuta nazionale, diventando di fatto il ventunesimo Stato dell’Unione Europea ad averlo introdotto.
Dopo l’approvazione del Parlamento europeo, avvenuta nell’estate scorsa con 531 voti favorevoli, 69 contrari e 79 astenuti, tutti gli altri Stati membri hanno accolto positivamente l’ingresso della Bulgaria nello spazio monetario dell’Ue.

Ma non è tutto oro quel che luccica: il Paese sta attraversando una crisi di governo che non rappresenta certo un buon biglietto da visita per il suo ingresso nel circuito monetario europeo. Nel dicembre 2025 il governo guidato dal primo ministro Zhelyazkov ha rassegnato le dimissioni, anche a seguito delle proteste giovanili esplose in numerose piazze del Paese.

La Bulgaria nell’Unione Europea: un po’ di storia

Il 1° gennaio 2007 rappresenta una data storica per la Bulgaria: in quel giorno venne sancito il definitivo ingresso del Paese nell’Unione Europea, insieme alla vicina Romania, nel quadro del sesto allargamento dei confini dell’Unione. Assieme all’allargamento del 2004, che aveva coinvolto dieci Paesi, l’ingresso di Bulgaria e Romania segnò il culmine del cosiddetto “allargamento ad Est”, volto ad accogliere molte delle nazioni che, durante la seconda metà del secolo scorso, avevano fatto parte dell’ex blocco sovietico, nella spinta di un ritrovato entusiasmo popolare per la riunificazione delle “due Europe” sotto un’unica Unione.

Vediamo ora quali sono state le tappe che hanno portato il governo bulgaro ad abbracciare la causa di Maastricht. La prima data rilevante è il 1989, l’anno della caduta del Muro di Berlino e del venir meno delle certezze che i regimi comunisti offrivano, sia sul piano interno sia su quello della politica estera. In questo contesto la Bulgaria, come molti altri Stati dell’Europa orientale, visse una stagione di riforme economiche e sociali, intraprendendo un percorso di avvicinamento verso un’Europa vista come “casa delle opportunità”.

Nel 2005 il Paese ottenne il via libera da Bruxelles per avviare l’iter destinato a sancirne l’ingresso nell’Ue. Dopo l’adesione del 2007, governo e istituzioni bulgare hanno proseguito con determinazione questo percorso europeo, decidendo infine di rinunciare al lev per adottare l’euro. Perché ciò fosse possibile, tuttavia, era necessario soddisfare i parametri di convergenza previsti dal Trattato di Maastricht del 1993: stabilità dei prezzi, sostenibilità di bilancio, tasso di cambio e tasso d’interesse a lungo termine.

Una cartolina da Sofia, oggi

Oggi il Paese ha compiuto notevoli progressi nel percorso d’ingresso nell’Eurozona, rispettando i parametri di Maastricht: la stabilità dei prezzi è pari al 2,7%, il disavanzo di bilancio è ben al di sotto della soglia del 3%, così come il rapporto debito/Pil. Il tasso di cambio è di 1,95 lev per euro, mentre il tasso d’interesse a lungo termine si attesta poco sotto il 4%.

Numeri che fanno ben sperare in una lunga permanenza della Bulgaria nei circuiti finanziari dell’Unione Europea. Tuttavia, dietro questi dati incoraggianti si cela un diffuso scetticismo: secondo un sondaggio commissionato dal Ministero delle Finanze guidato da Temenuzhka Petkova, alla vigilia dell’adozione dell’euro solo il 51% dei cittadini si dichiarava favorevole alla nuova moneta — un aumento di pochi punti rispetto al 45% registrato nei mesi precedenti.

La nuova moneta da 2€ coniata in Bulgaria a partire dal 2026 (© European Union 2025 – Source : EP)

I leader Ue sull’ingresso in Eurozona

È probabilmente anche alla luce di questi dati che i principali leader europei hanno scelto di annunciare l’ingresso della Bulgaria nella zona euro con toni entusiasti ma al tempo stesso rassicuranti sui propri canali social.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ribadito che l’euro rappresenta “un successo dell’Unione Europea stessa”, sottolineando come esso sia in grado di “portare benefici all’economia, alle imprese e allo sviluppo del mercato comune europeo”. Sulla stessa linea, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha affermato che l’euro costituirà “un beneficio per la Bulgaria e per i suoi cittadini”.

Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, e Valdis Dombrovskis, commissario europeo all’Economia, sono entrati più nel dettaglio. Lagarde si è soffermata sui vantaggi geopolitici derivanti da una maggiore stabilità monetaria in un contesto internazionale instabile, segnato tanto dai numerosi conflitti in corso quanto dai dazi imposti all’Ue dal presidente statunitense Donald Trump. Dombrovskis ha aggiunto che l’euro offrirà maggiore sicurezza agli investitori, nazionali e internazionali, garantendo tassi d’interesse bassi nel lungo periodo.

E adesso, che cosa accadrà?

A questo punto, i cittadini bulgari avranno sei mesi di tempo per prendere familiarità con la nuova moneta, con i prezzi esposti contemporaneamente in euro e in lev in negozi e supermercati. Nonostante i segnali incoraggianti che hanno portato il Paese ad adottare la moneta unica, l’economia fatica ancora a decollare: dopo dei segnali di ripresa nel 2023, nel biennio 2024 – 2025 il PIL interno del Paese ha registrato una crescita fissa al 2,9%, creando una situazione di relativo stallo dell’economia interna. 

In un simile trend, invece, i dati riferiti alla disoccupazione: a dicembre 2025, poche settimane prima che l’euro entrasse ufficialmente nelle tasche dei bulgari, la percentuale di disoccupati si era attestata al 3,3%, rispetto al 3,8% di dicembre 2024. Questi dati decrescenti sono la prova evidente che il governo bulgaro abbia intrapreso delle politiche serie per ridurre la disoccupazione nel Paese.

Le opinioni dei cittadini

Ma la fiducia tarda ancora a maturare: la Bulgaria sta ancora attraversando notevoli disparità economiche e sociali che colpiscono in maniera differente le varie categorie economiche del Paese. Un articolo di Politico EU ha raccolto differenti voci dal mondo economico bulgaro, evidenziando come la propria condizione sociale, economica, e soprattutto lavorativa possano influenzare il modo in cui si vede il passaggio dal lev alla moneta unica. C’è Petya, dottoressa ortopedica di 55 anni, che ha visto da tempo svanire l’entusiasmo per il sogno europeo, e crede che oggi non sia il momento adatto per la Bulgaria di entrare nell’euro.

Oppure Svetoslav, camionista di 53 anni che teme l’aumento dei prezzi e una maggiore dipendenza economica da Bruxelles. In molte di queste persone è ancora presente il ricordo della crisi greca delle finanze del 2015, la quale, a discapito di chi fossero cause e colpevoli, rappresenta un po’ il simbolo delle ingiustizie e dell’insensibilità della volontà europea calata da lontano. 

Ma, accanto a queste, persistono anche voci di speranza: un esempio è quella di Natali, studentessa ventenne di scienze politiche, che si dichiara felice del fatto che finalmente l’euro potrà renderle più facile e comodo viaggiare. Altri pareri provengono anche dalla cosiddetta “classe lavoratrice”, come per esempio quelli di Katarina e Metodi, proprietari di una gelateria a Sofia.

Pur con differenti gradi di entusiasmo, entrambi concordano nel ritenere l’euro soltanto uno strumento, e che nel lungo periodo questo non porterà ad alcun aumento dei prezzi come temuto da molti. Se ben regolato, l’euro potrà essere uno strumento in grado di agevolare gli investimenti, e di dare alla Bulgaria uno strumento in più di trasparenza nelle finanze. Tutto dipenderà, ovviamente, da come il governo bulgaro gestirà la transizione euro/lev.

In ogni caso, il futuro è ormai segnato: l’euro è diventata ufficialmente la sola ed unica valuta nazionale. Riuscirà a convincere i suoi detrattori e a unire economicamente la Bulgaria?

A cura di Lorenzo Fabbri e Lorenzo Onisto

Photo: © European Union 2025 – Source : EP