Strasburgo, i temi al centro della plenaria del Parlamento europeo

Oggi, lunedì 7 ottobre 2024, si apre a Strasburgo la terza sessione plenaria della legislatura per il Parlamento europeo. La prima delle due sessioni previste nel mese di ottobre si concentrerà su temi di politica estera, riguardanti in particolare il cosiddetto vicinato dell’Unione europea.

Massima attenzione alla crisi in Medio Oriente, proprio in concomitanza con il primo anniversario dell’attacco di Hamas in Israele e dell’inizio dei bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, che hanno causato oltre 40.000 morti, tra cui più di 16.000 bambini. L’Eurocamera discuterà anche dell’invasione israeliana del Libano, iniziata il 1° ottobre con lo scopo di distruggere il gruppo terroristico Hezbollah, il cui leader Hassan Nasrallah è stato ucciso da un raid aereo israeliano su Beirut. Si prevede che Israele e gli Stati Uniti possano attaccare l’Iran in risposta al lancio di missili dello scorso martedì, aumentando ulteriormente le tensioni regionali e il loro inevitabile impatto sulla scena internazionale.

L’Europa, nell’ultimo anno, ha faticato a trovare una posizione comune sul conflitto. Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione, ha espresso il suo sostegno a Israele, mentre l’Alto rappresentante per gli Affari Esteri, Josep Borrell, ha accusato lo Stato ebraico di commettere crimini di guerra. Nonostante il Parlamento abbia chiesto un cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi catturati da Hamas, l’Ue non è ancora riuscita a ricoprire un ruolo significativo nei negoziati, come invece hanno fatto gli Stati Uniti.

L’agenda della plenaria aprirà poi un’ampia finestra verso Est. Il Parlamento discuterà della regressione della democrazia della Georgia a seguito delle politiche del partito Sogno Georgiano. Secondo l’Eurocamera, infatti, il Paese si trova in una situazione critica per quanto riguarda i diritti delle persone LGBTQ+ e la libertà di stampa: in vista delle imminenti elezioni di fine ottobre, un’altra vittoria di Sogno Georgiano potrebbe ulteriormente aggravare una situazione politica già molto complessa nell’ottica del processo di adesione all’Unione. 

Anche i cittadini della Moldavia si recheranno alle urne a breve, per un referendum riguardante l’ingresso del paese nell’UE. La Moldavia, che ha una lunga storia di collaborazione con l’Unione, ha fatto richiesta formale di accesso nel 2022, poco dopo l’invasione russa dell’Ucraina, con Chisinau che ha guadagnato lo status di candidato proprio assieme a Kiev. La presidente Maia Sandu ha proposto il referendum che si terrà il prossimo 20 ottobre, attraverso il quale i cittadini potranno chiedere di inserire formalmente nella Costituzione moldava il desiderio di accedere all’Unione europea, con l’obiettivo di evitare che futuri governi possano affossare il processo di adesione.

Il Parlamento discuterà, inoltre, riguardo alla possibilità che la Russia possa interferire con il referendum e con le elezioni presidenziali che si terranno lo stesso giorno, a causa dei rischi connessi alla possibilità che Mosca eserciti influenze sull’opinione pubblica attraverso la diffusione di fake news o l’uso di bot online, nonché l’infiltrazione all’interno dei sistemi informatici. 

Per quanto riguarda la politica interna, il focus della plenaria sarà sulla presentazione delle priorità della presidenza ungherese del Consiglio Europeo. L’Ungheria è a capo del Consiglio da luglio di quest’anno, nonostante le molte polemiche che hanno accompagnato il cambio della presidenza. Il Paese è oggetto di critiche per le violazioni dello stato di diritto e dei diritti delle minoranze, ed è sotto scrutinio dal 2018, quando l’Ue ha attivato l’articolo 7 – paragrafo 1 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione, una misura preventiva che permette all’Ue di monitorare più da vicino la situazione di Paesi a rischio di violazioni, ma, proprio nel caso dell’Ungheria, non è stata imposta ancora alcuna sanzione. 

Tra le priorità che l’Ungheria presenterà durante la plenaria ci sono il contrasto all’immigrazione irregolare e una politica agricola comune favorevole agli agricoltori, iniziative che riflettono la posizione dell’Ungheria all’interno dell’Unione e, soprattutto, le politiche di stampo conservatore del governo di Viktor Orban, molto care anche ai partiti europei più orientati a destra.

A cura di Irene Vanni