La 98esima edizione degli Oscar, tenutasi al Dolby Theatre di Los Angeles, non ha portato con sé grandi sorprese. Nella notte tra domenica e lunedì ha finalmente avuto un epilogo la lunga attesa per le premiazioni più importanti riguardanti il grande schermo, le quali sono risultate particolarmente in linea con le altre cerimonie della stagione cinematografica appena culminata con i Premi Oscar.
Il trionfo di Paul Thomas Anderson
Il film che ha ricevuto più premi, molti dei quali particolarmente rilevanti, è stato Una battaglia dopo l’altra con la regia di Paul Thomas Anderson, che dopo esserci andato vicino molto spesso, è riuscito finalmente a tornare a casa con la statuetta.
Le sezioni in cui ha prevalso sono state: Miglior film, Miglior regia, Miglior montaggio, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior casting e Miglior attore non protagonista per l’assente Sean Penn, che non è nuovo a queste cose, e che era dato da molti come favorito dopo la strabiliante performance nei panni del capitano Steven J. Lockjaw.
I peccatori porta a casa “solo” 4 statuette
Le sentenze finali ci riportano alle aspettative che le nominations avevano generato nei mesi scorsi, quando si era ampiamente discusso delle 16 candidature record per I peccatori (Sinners), che ha però portato a casa “solo” 4 statuette per le categorie Miglior sceneggiatura originale, Miglior fotografia, Miglior colonna sonora e Miglior attore protagonista per il favorito Michael B. Jordan.
L’attore negli ultimi mesi era balzato in pole position nella corsa all’Oscar dopo che la grande campagna per il rivale Chalamet aveva portato quest’ultimo a dichiarazioni controverse che potrebbero non essere state apprezzate dai membri dell’Academy.
La superba performance di Jessie Buckley
Spostandoci nelle restanti categorie ci imbattiamo presto nel premio di Miglior attrice protagonista, per cui sembrava già scritta la vittoria di Jessie Buckley per la sua superba performance in Hamnet – Nel nome del figlio, diventando la prima irlandese a vincere il premio.
Per quanto riguarda la Miglior attrice non protagonista, la statuetta è stata conquistata da Amy Madigan che aveva già colpito le giurie dei Critics’ Choice Award e degli Actor Awards per la sua interpretazione di Gladys nell’horror Weapons, con scrittura e regia di Zach Cregger.
Il Miglior film internazionale
Sentimental Value del norvegese Joachim Trier non ha avuto fortuna nelle sezioni attoriali e nemmeno in quella di Miglior film, ma è riuscito a troneggiare come Miglior film internazionale battendo L’agente segreto, Sirat, La voce di Hind Rajab e Un semplice incidente.
Il film aveva raccolto ben 9 nominations, facendo presagire molti più premi soprattutto per le meravigliose performance attoriali dei quattro componenti principali.
Marty poco Supreme
Nulla a paragone però con l’enorme insuccesso di Marty Supreme, anch’esso presentantosi con 9 candidature e tornato a casa senza statuette, lasciando la mensola vuota. Come già anticipato, una delle categorie in cui risultava tra i favoriti era proprio quella di Miglior attore protagonista, ma la performance di Timothée Chalamet e le sue recenti dichiarazioni gli hanno impedito per la quarta volta di vincere l’Oscar.
Altro attore molto discusso ma tornato a casa a mani vuote è Jacob Elordi, che ha però visto il suo Frankenstein – per la regia di Guillermo del Toro – vincere Miglior trucco e acconciatura, Migliori costumi e Miglior scenografia.
Samuele Muresu